periodi e movimenti

Metafisica, il nome lo dice, è andare oltre la fisica, è la consapevolezza che l'eroismo è finito, che il soggetto eroico è definitivamente perduto, che lo stesso eroismo dell'Arte viene a mancare e l'Arte, dunque, diventa addirittura memoria privata, un passatempo. Il dipinto ci presenta una piazza, nella quale sono collocati vari personaggi e oggetti di natura diversa; nel fondo c'è un castello, il Castello estense, ma non è l'unico edificio presente: sulla destra ancora una costruzione immersa nella penombra, sulla sinistra, in un angolo, delle fabbriche con alte ciminiere.

In primo piano vediamo due personaggi che richiamano il grande tema della figura della pittura monumentale, ma immediatamente ci sconcertano, perché il loro aspetto non è quello di uomini o comunque figure umane, ma è l'aspetto di manichini o statue. A sinistra, in primo piano, il primo manichino, in piedi, appoggiato su un basamento circolare, dalla vita in giù, come una statua greca del periodo arcaico, rende assolutamente irriconoscibile l'anatomia che nasconde ed è fortemente marcato dalle profonde scanalature delle pieghe dell'abito mentre dalla vita in su si riescono ad individuare le spalle, il dorso di un persona in sembianze umane, vestita da un drappo che, appoggiato su una spalla, lascia completamente scoperta l'altra.
La lettura dell'immagine si complica quando, arrivati al collo, troviamo una massa nera che dà l'impressione di qualcosa di ligneo o di verniciato, che ha ben poco a che vedere col collo di un uomo e ancor più la testa, che addirittura sembra un birillo o addirittura ancora una palla da footbal, impunturata o trafitta da tagli che ben poco hanno di umano.

Il secondo personaggio è ancora un grande manichino, goffo nelle forme, sproporzionato se è rafforzato dalle dimensioni di un uomo, seduto questa volta su una grande scatola blu, le braccia conserte in grembo, una figura vagamente di sapore femminile, data la rotondità del torace, ma immediatamente inquietante, perché, proprio all'altezza dello stomaco, forata e assolutamente cava all'interno. Di nuovo all'altezza del collo c'è un elemento che poco ha a che vedere con la figura umana: un piolo o un birillo ligneo. La testa è staccata dal corpo ed è appoggiata a terra, accanto alle gambe, o base di statua o comunque elemento verticale, fortemente scanalato, anche qui di sapore Greco-arcaico.

La testa, dicevamo, appoggiata a terra, ha tuttavia ben poco di umano: è un pezzo di legno sagomato a forma di uovo, con due cavità centrali che devono far pensare alle cavità orbitali e delle fessure tagliate simmetricamente a destra e a sinistra, che rimarcano la spigolosità di quest'oggetto, diviso a metà simmetricamente da una linea verticale. In primissimo piano c'è ancora un'altra scatola, sfaccettata e decorata da colori, stesi in maniera piatta, e ci sono ancora altri oggetti, come un bastoncino di zucchero colorato, diritto, poggiato per terra tra l'uno e l'altro dei due personaggi. Sulla destra, a metà dello spazio,nella zona d'ombra, un terzo personaggio, una statua o forse il calco in gesso di una statua, abbigliata alla maniera classicheggiante .Ritorniamo al pavimento della piazza e osserviamo che si tratta di un pavimento ligneo, scandito da lunghe scanalature verticali, che si solleva, rispetto agli edifici che sono nel fondo, quasi fosse un ponte levatoio che si sta alzando o, forse, la tolda di una nave o, addirittura, un palcoscenico e, forse, il palcoscenico ritornerà in seguito nella lettura di De Chirico.

Il Castello estense fa da quinta a questo grande palcoscenico che la piazza lascia immaginare ed è proprio quinta teatrale, quest'edificio che può sembrare fatto di cartapesta, con tanto di torrioni e di bandiere sventolanti, con un corpo di fabbrica sulla sinistra, dalla forma non precisata è, ancora, nell'angolo, affiancato da officine con alte ciminiere. Tutto il dipinto è pervaso da un colore rosso, che appartiene sia al pavimento sia alla testa di manichini e ai manichini stessi, con pennellate sovrapposte al giallo dei loro corpi sia ai corpi di fabbrica si ha quasi la sensazione di assistere ad un incendio un incendio che è nell'aria, forse il tramonto, per queste ombre lunghe che si allontanano misteriosamente. E' proprio il mistero, anzi l'enigma il tema centrale di questa opera "Le Muse inquietanti", inquietanti perché irriconoscibili, inquietanti perché lontane da una qualsiasi realtà catalogabile, inquietanti perché trattate con un cromatismo cristallizzato che rende estranei a ciò che avviene sulla scena, la scena, appunto di un palcoscenico. Non c'è denuncia, non c'è Rivoluzione, non c'è boicottaggio, c'è piuttosto un allontanarsi dalla realtà, evidentemente vissuta come estranea e allora la risposta dell'artista è proporre una nuova realtà, altrettanto estranea, ma questa volta perché insondabile o forse vuota, internamente cava come manichini voluminosi ingombranti all'esterno ma senza corpo dentro: è la verità di un momento storico di grande travaglio, la fine di un conflitto mondiale, che ha visto buona parte degli intellettuali schierarsi pro o contro, vede in De Chirico il rifugiarsi in un mondo tutto suo, un mondo probabilmente recuperato dall'infanzia, dove giocattoli e dolcini riproducono il sentimento confortevole di un mondo ovattato ma allo stesso tempo perduto per sempre.

La lontananza dalla realtà è lo specchio della lontananza dalla guerra.

La Metafisica, arte di cui De Chirico è dicitore più importante, deriva il suo nome dal greco "tà metà tà physikà"  "di là dalle cose fisiche" oltre il mondo fisico, naturale; vuol dire  ricreare una realtà con oggetti, se mai, riconoscibili uno per uno, ma non certamente riconoscibili nell'assemblaggio che di essi fa l'artista.

Una piazza, assolutamente deserta, nella quale manichini, scatole, oggetti freddi, inerti, si perdono, anche se  sono in primo piano, perchè  ingoiati dalla assoluta staticità di un tempo che esce fuori dal controllo dell'ora,  è un tempo che non viene scandito da un orologio. L'uso di queste linee, rigidamente sovrapposte al colore, pietrifica l'atmosfera ,il colore stesso, gli oggetti, pietrifica come è pietrificato il cuore di chi ha dovuto farsi spazio  negli orrori di una situazione politico-sociale inaspettata ,assolutamente indesiderabile, tragica, come sarà quella del conflitto mondiale e, allora, tutto ciò che appare non è altro che recita.

Troviamo in de Chirico la stessa poetica che Pirandello espone nelle sue opere: la persona è personaggio, il volto è maschera, la vita è recita, il mondo è palcoscenico, le cose del mondo oggetti di scena, impossibilità di vivere una vita universalmente riconoscibile "Così è, se vi pare" "Sei personaggi in cerca d'autore" "Le Muse inquietanti" " Il tempio fatale" " Archeologi".  Ritorna in de Chirico sempre il tema  del manichino, il tema della testa vuota, ritorna in de Chirico la contrapposizione violenta tra la figura umana legnificata e il tempo che si ferma inesorabilmente cristallizzato.

Gli spazi infinitamente dilatati, non misurabili: ecco l'enigma!

L' enigma nasce proprio dalla impossibilità di misurare lo spazio-tempo. Questo produce ansia, produce volontà di estraniamento: la Metafisica non è un'arte di Rivoluzione, la Metafisica è un'Arte di intellettualità pura; è l’ emergere da tutto ciò che potrebbe essere valutazione del presente in questa o in quell'altra ideologia.

Vittorio Gregotti: 64 anni di fedeltà all'architettura che ragiona su di sé.pdf

L'arte di Picasso segna la rottura definitiva e incolmabile con quella del passato. La sua pittura propone qualcosa di assolutamente nuovo e di assolutamente imprevedibile, talmente imprevedibile che lo stesso amico Derain si esprime nei confronti di Picasso dicendo che, evidentemente, egli è impazzito e, prima o poi, lo avrebbero ritrovato appeso a testa in giù dietro le Demoiselles d'Avignon. Niente di più falso e niente di più inadeguato, in quanto Picasso è l'uomo dell'equilibrio, come tutta la sua produzione rivela.

Pittore italiano, figura di primo piano nella pittura lombarda fino all'arrivo di Leonardo da Vinci. Nato e morto a Brescia, ma ha svolta la sua attività soprattutto a Milano. Ha conseguito la sua formazione a Padova, il suo stile robusto doveva molto a Mantegna, non da ultimo nel suo interesse in prospettiva. Le sue realizzazioni più importanti sono gli  affreschi in S. Eustorgio a Milano, e Santa Maria del Carmine a Brescia.

Pittore che era uno dei pionieri della grande tradizione della pittura spagnola ritratta. Il pittore ritratto preferito di re Filippo II, ha introdotto in ritratto spagnolo un carattere specificamente spagnolo che ha sopportato fino a Velzquez venuto in tribunale nel 1620.

Domenico Puligo, in realtà Domenico di Bartolomeo Ubaldini, pittore italiano. Secondo il Vasari fu allievo di Ridolfo Ghirlandaio. In seguito è stato assistente di Andrea del Sarto, in cui romana funziona la mano di Domenico è evidente. La sua pittura è stato influenzato da quello di Andrea del Sarto, Pontormo e Rosso Fiorentino. In realtà, egli è stato spesso attribuito opere che si credeva in precedenza per essere da questi due ultimi artisti manieristi. Come un pittore indipendente, ha usato un sfumato ancora più morbido di Andrea e, in gran parte sciogliendo i contorni, e una preferenza per un chiaroscuro marcato, ha raggiunto un atmosfera espressiva. Puligo dipinse numerose Madonne, per il quale ha preferito formati più piccoli..

Pittore italiano, noto come "Michelangelo della Battaglia" per la sua predilezione per le scene di battaglia. Trascorse tutta la sua carriera a Roma, ma ebbe un considerevole contatto con i pittori del Nord; Pieter van Laer è un esponente italiano di bambocciate (piccole immagini, scene di vita bassa e piacevoli). Dipinse anche piccole opere religiose e mitologiche e nature morte.

Il museo Guggenheim sorge tra la quinta avenue e la 89esima strada, in mezzo all’isola di Manhattan a pochi passi dal Central Park. L’edificio a spirale concepito da Wright è una sfida aperta alla rigida griglia New Yorkese. All’esterno il museo appare come un UFO in mezzo ad una selva di grattaceli e alberi. Nel 1924 Wright aveva progettato un edificio a spirale per la località di Sugarloaf Mountain.

Giovan Battista di Jacopo venne chiamato il Rosso per i suoi capelli di colore rosso brillante. Insieme a Pontormo fu allievo di Andrea del Sarto. La sua opera più importante è considerata la grande pala d’altare che ha per soggetto la Deposizione dalla Croce, del 1521, oggi conservata a Volterra.

Nel 1964 Hans Sharoun vinse il concorso per la costruzione di una grande Biblioteca a Berlino Ovest, a pochi passi dal muro che divideva la città. La Biblioteca, insieme alla Filarmonica progettata sempre da Sharoun e alla Galleria Nazionale progettata da Mies Van der Rohe, formano un’acropoli dell’architettura moderna.

L'opera, polimeri sintetici e inchiostro serigrafico su tela, cm 101, 6 x 101, 6, composta nel 1964, è conservata in una collezione privata. 

Pittore italiano, relatore, collezionista, rivenditore e insegnante. Era uno degli artisti più significativi e influenti attivi a Roma nel primo quarto del XVIII secolo. Il figlio di un artigiano fiorentino, si allena nella sua città natale sotto la direzione di Anton Domenico Gabbiani e assorbì assolutamente lo stile di Pietro da Cortona e dei suoi successori tardo barocchi.

Lombardo (o Lombardi), famiglia di artisti italiani, i principali scultori veneziani del loro periodo: Pietro ei suoi figli Tullio e Antonio. Pietro, proveniente dalla Lombardia, si stabilì a Venezia nel 1467. Fu architetto e scultore, e la sua chiesa di Santa Maria dei Miracoli (1481-89) sulla decorazione scultorea di cui fu assistito dai suoi figli, è stato chiamato il gioiello più scelto del lavoro rinascimentale a Venezia. Fra le sue numerose tombe nelle chiese veneziane, il più noto è quello di Doge Pietro Mocenigo (SS Giovanni e Paolo, 1476-81). Il suo stile si distingue per la lucidata padronanza del taglio di marmo e l'interesse per le antiche caratteristiche che si ripresentano nell'opera di Tullio.

Architetto e scultore tedesco, membro più famoso di una dinastia dei muratori attivi nel XIV secolo e nei primi del XV secolo. Nel 1353 è stato nominato architetto della cattedrale di Praga e gran parte della struttura attuale è stata progettata da lui. Ha anche costruito il famoso Ponte Carlo sul fiume Moldava a Praga. Come scultore, è noto per una serie di busti ritratti nel triforio della Cattedrale di Praga, tra cui un autoritratto e uno dell'imperatore Carlo IV.

L'opera, Ready-made, ferro da stiro con chiodi saldati sulla piastra, cm 16 x 10, realizzata dall'autore nel 1921 - 1963, è conservata in Collezione privata a Chicago.

Pittore italiano. Ha dipinto pitture e pitture da cucina di temi biblici e mitologici in uno stile che varia tra il classicismo di Maratti e il modo più dolce e dolce del Barocchetto. I suoi ritratti, entrambi dei nobili padroni italiani e visitatori dei Grandi Turisti, si distinguono per la loro insolita informalità e il senso di intimità tra artista e soggetto.

Sviluppo della civiltà cicladica, la più importante del Mediterraneo antico. Sviluppo della civiltà minoica sull’isola di Creta. Sviluppo della civiltà micenea nel Peloponneso. Diffusione dell’arte ad opera dei Fenici. In Sardegna si sviluppa la civiltà Nuragica.

La civiltà egiziana si sviluppa lungo il fiume Nilo. Città e grandi complessi monumentali: piramidi e palazzi.La civiltà mesopotamica nasce tra due fiumi: il Tigri e l’Eufrate. Rivoluzione urbana: prima città fluviali, poi città commerciali.

Periodo compreso tra la comparsa dell’uomo e le prime forme di scrittura. La scrittura non si è sviluppata nello stesso periodo in tutto il mondo. I primi uomini usavano colori ricavati da sostanze naturali.