periodi e movimenti

L'arte greca

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L'arte greca, introduzione al periodo

Le radici della civiltà occidentale


La civiltà greca è uno dei fondamenti della cultura dell’Occidente. A essa è legata l’invenzione del tempio, del teatro, della filosofia e di una particolare concezione dell’arte. Ha introdotto modelli di riferimento e creato capolavori basati sui princìpi di ordine, armonia ed equilibrio.
Altri elementi fondamentali sono l’imitazione della natura (fonte principale di ispirazione per gli artisti) e un profondo senso religioso della vita.

Il primo Novecento

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Le Avanguardie rivoluzionano arte e società

Nei primi decenni del Novecento, mentre trionfa la Belle époque, il panorama dell’arte europea viene letteralmente sconvolto dal fenomeno delle Avanguardie.

Surrealismo
Salvador Dalí, La persistenza della memoria, 1931. Olio su tela, 24,1x33 cm. New York, Museum of Modern Art
Secondo Ottocento

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Il secondo Ottocento, introduzione al periodo

Tra boulevard e periferie

Nella seconda metà dell’Ottocento molte città subirono un radicale mutamento: vennero aperti grandi viali alberati (a Parigi chiamati boulevard) che confluivano in ampie piazze.
Per far ciò si abbatterono interi quartieri: le vecchie case medievali lasciarono il posto a eleganti palazzi borghesi, a porticati con negozi, a monumenti. La Rivoluzione industriale favorì la produzione di strutture in ferro, ghisa e acciaio.
L’invenzione della fotografia liberò gli artisti dalla necessità di riprodurre fedelmente la realtà: nacque così l’Impressionismo, una corrente artistica che rifiutava la pittura accademica per dipingere la realtà all’aperto, attraverso l’immediata "impressione" di forme, luci e colori. L’Impressionismo ebbe breve durata ma portò una vera e propria rivoluzione nell’arte. Verso la fine dell’Ottocento si imposero altri artisti dallo stile personalissimo genericamente detti Postimpressionisti. Importanti correnti artistiche di fine secolo sono il Simbolismo e, in Italia, il Divisionismo.

Il primo Ottocento

Il primo Ottocento, introduzione al periodo

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Dal Neoclassicismo all’Impressionismo

Tra la fine del Settecento e la prima metà dell’Ottocento nel mondo intero, e in Europa in particolare, avvengono profondi mutamenti politici, sociali, economici e scientifici. In pochi decenni l’Europa fu interessata, infatti, da una rapida e intensa trasformazione dell’economia e dei sistemi di produzione. La Rivoluzione Industriale determinò un generale incremento del benessere, ma generò anche profondi squilibri sociali. In questo periodo, però, i lavoratori cominciarono a prendere coscienza delle proprie condizioni e dello sfruttamento cui erano sottoposti.

L'Egitto

L'Egitto, Introduzione al periodo

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La civiltà egizia si sviluppò a partire dal 3000 a.C., con l’unificazione dell’Alto e Basso Egitto da parte del faraone Menes, fino al 30 a.C., anno della morte di Cleopatra e della conquista romana.
La vita culturale ed economica dell’antico Egitto è sempre stata legata al fiume Nilo e ai ritmi stagionali delle sue piene. L’arte dell’antico Egitto si sviluppò lungo le sponde del grande fiume ed è espressione di una rigida organizzazione sociale e politica, rimasta sostanzialmente immutata per 3000 anni.
All’apice della società egizia si trovava il faraone, divinità vivente, a cui era riservato l’onore della sepoltura nelle monumentali piramidi. Seguivano, per importanza gerarchica, i nobili e i sacerdoti, gli unici, oltre al re, che potevano accedere al santuario del tempio. Venivano poi gli artigiani, i commercianti e i contadini e, infine, gli schiavi.

Storia e arte dell’antico Egitto

  • Antico Regno (2650-2100 a.C. circa) Sculture monumentali - Piramidi.
  • Medio Regno (2100-1600 a.C. circa) Grandi templi. Pittura con carattere narrativo, statica, con colori fissi, codificati.
  • Nuovo Regno (1600-700 a.C. circa) Sculture più realistiche.
  • Periodo tardo e tolemaico (700-30 a.C.) Ritorno allo stile più antico. Influenze straniere (Grecia, Roma).

Architettura

  • Le costruzioni sono monumentali e hanno forme semplici e geometriche.
  • Le piramidi rappresentano il legame tra cielo e terra e sono simboli di immortalità.
  • I templi presentano strutture interne complesse, con forte senso ritmico. Sono organizzati lungo un percorso longitudinale.
  • I materiali più usati sono la pietra, il legno e mattoni cotti al sole. Si usa solo il sistema trilitico architravato.

Pittura

  • Le immagini sono stilizzate e composte secondo regole fisse (canone).
  • Le figure hanno una netta linea di contorno e colori piatti e vivaci.
  • Le immagini delle tombe hanno significato simbolico e religioso: celebrano la divinità del faraone e raccontano episodi della sua vita terrena.
  • Le dimensioni delle figure indicano la gerarchia sociale dei personaggi.

Scultura

  • La rappresentazione della figura umana avviene secondo uno schema frontale e simmetrico.
  • Le sculture comunicano il senso di sacralità dei faraoni.
  • La produzione minore rappresenta con vivacità naturalistica gli aspetti della vita quotidiana.

Scriba seduto

Lo scriba seduto, Antico Regno, 2500 a.C. circa. Calcare dipinto, alt. 53,7 cm, largh. 44 cm, prof. 35 cm. Parigi, Museo del Louvre.

La Mesopotamia

La Mesopotamia - Introduzione al periodo

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La Mesopotamia (terra tra i fiumi) è un’ampia regione compresa tra il Tigri e l’Eufrate, e corrisponde all’attuale Iraq. La storia delle civiltà che si formarono e si svilupparono in Mesopotamia copre un periodo di parecchi secoli, dalla Preistoria all’epoca islamica. Per semplificare, consideriamo i seguenti periodi:

  1. Epoca dei Sumeri: 4000-2350 a.C. - Il popolo dei Sumeri sviluppò la prima civiltà urbana, con città-stato autonome.
  2. Epoca semitica: 2350-538 a.C. - In Mesopotamia si susseguirono gli Accadi, i Babilonesi e gli Assiri, popoli diversi ma della stessa origine semitica, che spesso mescolarono e si tramandarono cultura, tradizioni e forme artistiche.
  3. Epoca persiana: 538-332 a.C. - L’intera Mesopotamia fu conquistata e divenne parte dell’Impero Persiano, uno dei più grandi del mondo antico.


Nel 332 a.C. la Mesopotamia fu conquistata dai Greci, successori di Alessandro Magno: iniziò così il periodo dell’arte ellenistica.

Architettura

  • Tutti questi popoli realizzarono costruzioni monumentali (templi, ziqqurat, palazzi) con l’uso prevalente di mattoni cotti al sole o in forni.
  • Sviluppo del sistema trilitico e introduzione, presso gli Assiri, dell’arco e dalla volta in mattoni.

La rivoluzione urbana

  • Alla fine del IV millennio a.C. sorgono le prime città fluviali, tra cui Ninive, Ur e Babilonia.
  • Con l’espandersi dei commerci, sorgono città commerciali, sede di mercati, in Siria e sulle rive del Mediterraneo: Ebla, Tiro, Palmira.

Pittura

  • I dipinti sono, in prevalenza, su rivestimenti di piastrelle di ceramica smaltata, oppure su vasi di ceramica.
  • Le figure sono rigide, simmetriche e imponenti, con linee di contorno nettamente segnate.

Scultura

  • Presso i Sumeri le statue sono massicce e schematiche, poi diventano più realistiche.
  • I rilievi celebrano le imprese in guerra dei sovrani oppure rappresentano scene di caccia. Si usano pietra calcarea, basalto e alabastro (per piccole statue).
Introduzione alla Preistoria

La Preistoria, introduzione al periodo

La Preistoria è l’arco di tempo che va dalla comparsa dei primi ominidi, che iniziano a utilizzare rudimentali utensìli, fino all’invenzione della scrittura.
Gli storici suddividono questo lunghissimo arco di tempo (da circa 2,5 milioni di anni fa fino al IV millennio a.C.) in relazione alle modalità secondo le quali l’uomo si è servito degli strumenti tecnici: le pietre per scalfire e costruire armi, la terracotta per vasi e oggetti d’uso sempre più perfezionati, i metalli e le loro leghe, ecc.
Nascono anche i primi insediamenti stabili e una forma di società regolata da leggi di convivenza. L’arte della Preistoria segue questo progressivo sviluppo della civiltà umana, esprimendo la cultura, la spiritualità e la creatività dell’uomo.

I periodi della Preistoria

  • Paleolitico: 650 000-10 000 a.C.
        Pietra scheggiata (amigdala).
        Pitture e incisioni rupestri.
        Piccole sculture propiziatorie (Veneri).
  • Mesolitico: 10 000-6000 a.C.
        Pietra lavorata e levigata per realizzare punte di frecce e armi da taglio.
        Vasi in ceramica, decorazioni stilizzate.
  • Neolitico: 6000-4000 a.C.
        Si erigono i menhir e si inventa il sistema trilitico (dolmen) per architetture più complesse (cromlech).
        Prime civiltà in Egitto e in Mesopotamia.

Pittura

  • Pitture rupestri di grandi animali, eseguite con colori derivati da sostanze naturali, a scopo propiziatorio di una buona caccia o a fine magico e rituale.
  • Incisioni rupestri, su grandi pietre. Figure schematiche, alternate a segni geometrici e astratti.

Scultura

  • Lavorazione a tutto tondo della pietra e dell’osso, modellazione con argilla e fusione del bronzo.
  • Piccole sculture antropomorfe a scopo rituale e come simboli di fertilità femminile. Produzione di utensìli e suppellettili.

Architettura

  • Uso di grandi pietre per costruzioni megalitiche, con disposizione in linea (menhir) e circolare (cromlech) riservate al culto e alla sepoltura.
  • Sviluppo del sistema trilitico. Costruzione di capanne e palafitte.

Gian Lorenzo Bernini - Il Colonnato di San Pietro

Nel 1607 era stata terminata la facciata della Basilica di San Pietro, a opera di Carlo Maderno (1556-1629). Per completare l’opera, Bernini fu chiamato a dare forma alla spianata antistante la Basilica.
Lungo il perimetro della Piazza si snoda un colonnato a quattro file di 284 possenti colonne e 88 pilastri di grande dimensione. Sopra il colonnato corre una balaustra su cui posano 96 statue. Nei fuochi dell’ellisse due fontane; al centro  della piazza è collocato un obelisco egizio, che fa da centro unificatore di tutte le direzioni. Negli anni Trenta del Novecento, durante il Fascismo, si alterò, in parte, il senso della piazza abbattendo le case della Spina di Borgo, che ostruivano l’ingresso della piazza e si aprì Via della Conciliazione per unire, in linea diretta, San Pietro e il Tevere.
Bernini realizzò una doppia piazza, composta da una parte trapezoidale, davanti alla facciata della Basilica, e da un’ellisse. Lo spazio ellittico si trova a distanza sufficiente da consentire una piena visione della grande cupola.

“In Architettura il gusto del Bernini fu meno insano [rispetto alla scultura]. Non alterò le forme, né le proporzioni degli ordini, né le parti essenziali dell’arte. II suo stile è elegante senza esser severo, senza grandi bellezze, e senza errori grandi.
Grande però nell’invenzione e d’una magnificenza rara. II suo ornato è più pomposo che ricco, spesso bizzarro e talvolta puerile. Egli sacrificò la purità al fasto della decorazione. Questo artista fu uno de’ più favoriti dalla natura e dalla fortuna, fu ammirato e imitato, e frattanto non merita imitazione.”
Francesco Milizia, Dizionario delle Belle Arti del Disegno, Roma, 1787.

Quest'opera è rappresentativa di quel movimento, detto Pointillisme, che prende vita alla fine del 1800, grazie ad artisti come Seurat o Signac, i quali, pur aderendo alla pittura impressionista, fanno un salto in avanti. Essi intendono applicare rigidamente alla visione pittorica le leggi della fisica ottica che in quel momento, grazie a Chevrell, si stanno codificando. Essi considerano, come gli Impressionisti, la pittura come strumento di lettura della realtà e dunque fanno propri i punti fondamentali dell'impressionismo.

Metafisica, il nome lo dice, è andare oltre la fisica, è la consapevolezza che l'eroismo è finito, che il soggetto eroico è definitivamente perduto, che lo stesso eroismo dell'Arte viene a mancare e l'Arte, dunque, diventa addirittura memoria privata, un passatempo. Il dipinto ci presenta una piazza, nella quale sono collocati vari personaggi e oggetti di natura diversa; nel fondo c'è un castello, il Castello estense, ma non è l'unico edificio presente: sulla destra ancora una costruzione immersa nella penombra, sulla sinistra, in un angolo, delle fabbriche con alte ciminiere.

In primo piano vediamo due personaggi che richiamano il grande tema della figura della pittura monumentale, ma immediatamente ci sconcertano, perché il loro aspetto non è quello di uomini o comunque figure umane, ma è l'aspetto di manichini o statue. A sinistra, in primo piano, il primo manichino, in piedi, appoggiato su un basamento circolare, dalla vita in giù, come una statua greca del periodo arcaico, rende assolutamente irriconoscibile l'anatomia che nasconde ed è fortemente marcato dalle profonde scanalature delle pieghe dell'abito mentre dalla vita in su si riescono ad individuare le spalle, il dorso di un persona in sembianze umane, vestita da un drappo che, appoggiato su una spalla, lascia completamente scoperta l'altra.
La lettura dell'immagine si complica quando, arrivati al collo, troviamo una massa nera che dà l'impressione di qualcosa di ligneo o di verniciato, che ha ben poco a che vedere col collo di un uomo e ancor più la testa, che addirittura sembra un birillo o addirittura ancora una palla da footbal, impunturata o trafitta da tagli che ben poco hanno di umano.

Il secondo personaggio è ancora un grande manichino, goffo nelle forme, sproporzionato se è rafforzato dalle dimensioni di un uomo, seduto questa volta su una grande scatola blu, le braccia conserte in grembo, una figura vagamente di sapore femminile, data la rotondità del torace, ma immediatamente inquietante, perché, proprio all'altezza dello stomaco, forata e assolutamente cava all'interno. Di nuovo all'altezza del collo c'è un elemento che poco ha a che vedere con la figura umana: un piolo o un birillo ligneo. La testa è staccata dal corpo ed è appoggiata a terra, accanto alle gambe, o base di statua o comunque elemento verticale, fortemente scanalato, anche qui di sapore Greco-arcaico.

La testa, dicevamo, appoggiata a terra, ha tuttavia ben poco di umano: è un pezzo di legno sagomato a forma di uovo, con due cavità centrali che devono far pensare alle cavità orbitali e delle fessure tagliate simmetricamente a destra e a sinistra, che rimarcano la spigolosità di quest'oggetto, diviso a metà simmetricamente da una linea verticale. In primissimo piano c'è ancora un'altra scatola, sfaccettata e decorata da colori, stesi in maniera piatta, e ci sono ancora altri oggetti, come un bastoncino di zucchero colorato, diritto, poggiato per terra tra l'uno e l'altro dei due personaggi. Sulla destra, a metà dello spazio,nella zona d'ombra, un terzo personaggio, una statua o forse il calco in gesso di una statua, abbigliata alla maniera classicheggiante .Ritorniamo al pavimento della piazza e osserviamo che si tratta di un pavimento ligneo, scandito da lunghe scanalature verticali, che si solleva, rispetto agli edifici che sono nel fondo, quasi fosse un ponte levatoio che si sta alzando o, forse, la tolda di una nave o, addirittura, un palcoscenico e, forse, il palcoscenico ritornerà in seguito nella lettura di De Chirico.

Il Castello estense fa da quinta a questo grande palcoscenico che la piazza lascia immaginare ed è proprio quinta teatrale, quest'edificio che può sembrare fatto di cartapesta, con tanto di torrioni e di bandiere sventolanti, con un corpo di fabbrica sulla sinistra, dalla forma non precisata è, ancora, nell'angolo, affiancato da officine con alte ciminiere. Tutto il dipinto è pervaso da un colore rosso, che appartiene sia al pavimento sia alla testa di manichini e ai manichini stessi, con pennellate sovrapposte al giallo dei loro corpi sia ai corpi di fabbrica si ha quasi la sensazione di assistere ad un incendio un incendio che è nell'aria, forse il tramonto, per queste ombre lunghe che si allontanano misteriosamente. E' proprio il mistero, anzi l'enigma il tema centrale di questa opera "Le Muse inquietanti", inquietanti perché irriconoscibili, inquietanti perché lontane da una qualsiasi realtà catalogabile, inquietanti perché trattate con un cromatismo cristallizzato che rende estranei a ciò che avviene sulla scena, la scena, appunto di un palcoscenico. Non c'è denuncia, non c'è Rivoluzione, non c'è boicottaggio, c'è piuttosto un allontanarsi dalla realtà, evidentemente vissuta come estranea e allora la risposta dell'artista è proporre una nuova realtà, altrettanto estranea, ma questa volta perché insondabile o forse vuota, internamente cava come manichini voluminosi ingombranti all'esterno ma senza corpo dentro: è la verità di un momento storico di grande travaglio, la fine di un conflitto mondiale, che ha visto buona parte degli intellettuali schierarsi pro o contro, vede in De Chirico il rifugiarsi in un mondo tutto suo, un mondo probabilmente recuperato dall'infanzia, dove giocattoli e dolcini riproducono il sentimento confortevole di un mondo ovattato ma allo stesso tempo perduto per sempre.

La lontananza dalla realtà è lo specchio della lontananza dalla guerra.

La Metafisica, arte di cui De Chirico è dicitore più importante, deriva il suo nome dal greco "tà metà tà physikà"  "di là dalle cose fisiche" oltre il mondo fisico, naturale; vuol dire  ricreare una realtà con oggetti, se mai, riconoscibili uno per uno, ma non certamente riconoscibili nell'assemblaggio che di essi fa l'artista.

Una piazza, assolutamente deserta, nella quale manichini, scatole, oggetti freddi, inerti, si perdono, anche se  sono in primo piano, perchè  ingoiati dalla assoluta staticità di un tempo che esce fuori dal controllo dell'ora,  è un tempo che non viene scandito da un orologio. L'uso di queste linee, rigidamente sovrapposte al colore, pietrifica l'atmosfera ,il colore stesso, gli oggetti, pietrifica come è pietrificato il cuore di chi ha dovuto farsi spazio  negli orrori di una situazione politico-sociale inaspettata ,assolutamente indesiderabile, tragica, come sarà quella del conflitto mondiale e, allora, tutto ciò che appare non è altro che recita.

Troviamo in de Chirico la stessa poetica che Pirandello espone nelle sue opere: la persona è personaggio, il volto è maschera, la vita è recita, il mondo è palcoscenico, le cose del mondo oggetti di scena, impossibilità di vivere una vita universalmente riconoscibile "Così è, se vi pare" "Sei personaggi in cerca d'autore" "Le Muse inquietanti" " Il tempio fatale" " Archeologi".  Ritorna in de Chirico sempre il tema  del manichino, il tema della testa vuota, ritorna in de Chirico la contrapposizione violenta tra la figura umana legnificata e il tempo che si ferma inesorabilmente cristallizzato.

Gli spazi infinitamente dilatati, non misurabili: ecco l'enigma!

L' enigma nasce proprio dalla impossibilità di misurare lo spazio-tempo. Questo produce ansia, produce volontà di estraniamento: la Metafisica non è un'arte di Rivoluzione, la Metafisica è un'Arte di intellettualità pura; è l’ emergere da tutto ciò che potrebbe essere valutazione del presente in questa o in quell'altra ideologia.

Vittorio Gregotti: 64 anni di fedeltà all'architettura che ragiona su di sé.pdf

L'arte di Picasso segna la rottura definitiva e incolmabile con quella del passato. La sua pittura propone qualcosa di assolutamente nuovo e di assolutamente imprevedibile, talmente imprevedibile che lo stesso amico Derain si esprime nei confronti di Picasso dicendo che, evidentemente, egli è impazzito e, prima o poi, lo avrebbero ritrovato appeso a testa in giù dietro le Demoiselles d'Avignon. Niente di più falso e niente di più inadeguato, in quanto Picasso è l'uomo dell'equilibrio, come tutta la sua produzione rivela.

Pittore italiano, figura di primo piano nella pittura lombarda fino all'arrivo di Leonardo da Vinci. Nato e morto a Brescia, ma ha svolta la sua attività soprattutto a Milano. Ha conseguito la sua formazione a Padova, il suo stile robusto doveva molto a Mantegna, non da ultimo nel suo interesse in prospettiva. Le sue realizzazioni più importanti sono gli  affreschi in S. Eustorgio a Milano, e Santa Maria del Carmine a Brescia.

Pittore che era uno dei pionieri della grande tradizione della pittura spagnola ritratta. Il pittore ritratto preferito di re Filippo II, ha introdotto in ritratto spagnolo un carattere specificamente spagnolo che ha sopportato fino a Velzquez venuto in tribunale nel 1620.

Domenico Puligo, in realtà Domenico di Bartolomeo Ubaldini, pittore italiano. Secondo il Vasari fu allievo di Ridolfo Ghirlandaio. In seguito è stato assistente di Andrea del Sarto, in cui romana funziona la mano di Domenico è evidente. La sua pittura è stato influenzato da quello di Andrea del Sarto, Pontormo e Rosso Fiorentino. In realtà, egli è stato spesso attribuito opere che si credeva in precedenza per essere da questi due ultimi artisti manieristi. Come un pittore indipendente, ha usato un sfumato ancora più morbido di Andrea e, in gran parte sciogliendo i contorni, e una preferenza per un chiaroscuro marcato, ha raggiunto un atmosfera espressiva. Puligo dipinse numerose Madonne, per il quale ha preferito formati più piccoli..

Pittore italiano, noto come "Michelangelo della Battaglia" per la sua predilezione per le scene di battaglia. Trascorse tutta la sua carriera a Roma, ma ebbe un considerevole contatto con i pittori del Nord; Pieter van Laer è un esponente italiano di bambocciate (piccole immagini, scene di vita bassa e piacevoli). Dipinse anche piccole opere religiose e mitologiche e nature morte.

Il museo Guggenheim sorge tra la quinta avenue e la 89esima strada, in mezzo all’isola di Manhattan a pochi passi dal Central Park. L’edificio a spirale concepito da Wright è una sfida aperta alla rigida griglia New Yorkese. All’esterno il museo appare come un UFO in mezzo ad una selva di grattaceli e alberi. Nel 1924 Wright aveva progettato un edificio a spirale per la località di Sugarloaf Mountain.

Giovan Battista di Jacopo venne chiamato il Rosso per i suoi capelli di colore rosso brillante. Insieme a Pontormo fu allievo di Andrea del Sarto. La sua opera più importante è considerata la grande pala d’altare che ha per soggetto la Deposizione dalla Croce, del 1521, oggi conservata a Volterra.

Nel 1964 Hans Sharoun vinse il concorso per la costruzione di una grande Biblioteca a Berlino Ovest, a pochi passi dal muro che divideva la città. La Biblioteca, insieme alla Filarmonica progettata sempre da Sharoun e alla Galleria Nazionale progettata da Mies Van der Rohe, formano un’acropoli dell’architettura moderna.

L'opera, polimeri sintetici e inchiostro serigrafico su tela, cm 101, 6 x 101, 6, composta nel 1964, è conservata in una collezione privata.