Storia dell'arte

L’arte preistorica

L’arte visiva ha avuto inizio quando l’attività dell’uomo non è stata finalizzata a realizzare oggetti utili per la propria sopravvivenza, ma si è rivolta alla produzione di segni e immagini, dipinte o incise nella roccia, o di piccole sculture, la cui utilità non era di carattere immediato e sfociava nel mondo dei simboli.

Questa attività era orientata a comunicare il modo con cui l’uomo vedeva il mondo e il sacro. Queste immagini, quindi, furono legate a diverse circostanze:

  • auspicare il buon esito della caccia o la fertilità della terra; essa, dunque, ha fini magici-propiziatori;
  • rivolgersi alle divinità naturali, quali il sole e gli astri, con fini rituali e di culto;
  • comunicare fatti o eventi, attraverso la successione di immagini.

La grotta di Lascaux

La volta della grotta di Lascaux, in Francia, è quasi interamente ricoperta di graffiti e disegni, risalenti al 20000 - 15000 a.C. Le grotte dipinte erano forse santuari, luoghi di culti magici-propiziatori.

Le Veneri

Le più antiche sculture antropomorfe (cioè a forma umana) sono probabilmente le Veneri, piccole figure femminili che avevano funzione rituale. Sono probabilmene simboli di fertilità o legate al culto di divinità naturali.

Venere dei Balzi Rossi, 20000 a.C., pietra calcarea, 5 cm circa, Ventimiglia.

Magìa e realtà nell’età Paleolitica

Fin dal Paleolitico Superiore, a partire dal 35000 a. C., l’uomo ha espresso le proprie emozioni e necessità mediante la rappresentazione di immagini derivate dal mondo reale. Le immagini sono in relazione alla concezione magica del mondo: i fenomeni della natura (lampi, pioggia, buio, il percorso del sole nel cielo) incutono in lui timore e meraviglia: egli, dunque, raffigura gli elementi del mondo che lo circonda o eventi fondamentali per cercare di conoscerli e di intervenire così nella sua realtà. Per questo, dipingere l‘animale corrisponde a un rito propiziatorio, perché ne assicura la cattura. Le opere sono caratterizzate da colori vivaci e figure dinamiche. I colori sono ricavati dalla polverizzazione delle terre e impastati con acqua o grasso animale. Le immagini, semplici e immediate, sono realistiche ed espressive: nelle scene di caccia, gli animali hanno grandi dimensioni e in alcuni casi è sfruttata la sporgenza delle rocce per rafforzarne il volume.

L’arte schematica del Neolitico

Nell’età neolitica l’uomo, da nomade, diventa sedentario: vive in villaggi, coltiva la terra, costruisce oggetti sempre più raffinati, come ciotole e vasi in ceramica, pratica la tessitura. Osserva l’ambiente nei suoi vari aspetti ed impara a descriverlo. Gli animali, che ora vivono nel recinto, possono essere raffigurati in gruppi, ma senza l’impeto dell’azione: a volte può essere utile raffigurarne il numero esatto per controllare i capi posseduti, o accompagnarli agli uomini che svolgono attività di pastorizia. Le immagini servono, ora, per documentare un avvenimento, per trasmettere informazioni. Per questo motivo sono sufficienti segni schematici, geometrici e quasi astratti, che servono a distinguere le varie specie, e che compongono una sorta di codice convenzionale. Analogamente accade per raffigurare gli elementi naturali, ad esempio il sole, o l’uomo e i suoi oggetti: armi, ruote, carri, l’aratro.

Le testimonianze graffite della Valcamonica

I graffiti rupestri furono forse realizzati per la prima volta nell’area spagnola dei Pirenei, e si sono diffusi con rapidità in tutta Europa. In Italia, importanti testimonianze si trovano in Valcamonica, opera della civiltà dei Camuni, a partire dall’8000 a.C. e fino al 500 a.C. Essi praticavano l’allevamento e l’agricoltura, e adoravano il sole e il fuoco. In Età neolitica, il repertorio figurativo si arricchì, e venne privilegiata la figura umana, rappresentata prevalentemente in scene di culto e cerimonie rituali.

Scena di caccia al cervo e al camoscio e probabile scena di lotta rituale, Età neolitica. Seradina, Valcamonica, roccia n. 12.

L’arte dei graffiti

La tecnica dei graffiti consiste nell’incidere la roccia con una punta metallica, o con una pietra dura e appuntita (ad esempio la selce). Il segno poteva essere poi colorato con pigmenti naturali. L’arte delle incisioni dà origine a segni e forme nitide e stilizzate, e per questo è adatta alle esigenze espressive dell’uomo dell’Età neolitica. Importanti testimonianze si trovano nella Valcamonica e nelle Grotte dell’Addàura, presso Palermo.

Le statue-stele

Nell’età del bronzo si è diffusa la produzione di statue-stele, riproducenti figure umane, maschili o femminili, scolpite a rilievo su lastre di pietra. Sono associate a pratiche religiose, e sono spesso incise con tratti geometrici che alludono alle parti del corpo o a oggetti che rappresentano il ruolo sociale della persona raffigurata.

Le costruzioni megalitiche

Nel quarto millennio a.C. si diffusero in tutta Europa le architetture megalitiche, cioè realizzate con pietre colossali. Esse si basano sul sistema costruttivo trilitico, cioè formato da tre pietre: due verticali di sostegno (piedritti), ed una orizzontale (architrave), poggiata su questi. Le tipologie principali sono:

  • i menhir, pietre verticali infisse nel terreno, indicanti un luogo sacro;
  • i dolmen, sepolture, anche collettive, composte da pietre verticali che sostengono una lastra orizzontale;
  • i cromlech, complessi monumentali a scopo religioso, composti da dolmen disposti a cerchio.

I misteriosi allineamenti megalitici

A Carnac, in Bretagna, circa 3000 grandi pietre infisse verticalmente nel terreno (menhir) sono allineate su più file parallele, anche per alcuni chilometri. Si ritiene che tale complesso avesse funzione di osservatorio astronomico.