Storia dell'arte

Il Laocoonte

Laocoonte fu realizzato nella seconda metà del I secolo a.C. a Rodi. È rappresentato un episodio della guerra di Troia, inserito dal poeta latino Virgilio nell’Eneide. L’opera esprime un’intensa drammaticità, data dallo studio estremo degli atteggiamenti espressivi, e rappresenta una testimonianza dell’arte ellenistica. Originariamente in bronzo, l’opera sarebbe stata copiata dai tre artisti di Rodi su committenza imperiale romana.

Laocoonte era un sacerdote troiano che, durante l’assedio della città da parte degli Achèi, cercò di convincere i suoi concittadini a non fidarsi del cavallo di legno lasciato sulla spiaggia dai nemici. Ma la dea Atena, cui stava a cuore la vittoria degli Achei, fece emergere due serpenti dal mare che lo aggredirono, uccidendolo assieme ai suoi due figli. Le tre statue sono state realizzate probabilmente da tre diversi artisti, sia pure operanti nella stessa bottega: Agesandros e i figli Athenodoros e Polydoros.

Aghesandro con Polydoro e Athenodoro, Laocoonte, II metà del I secolo a.C. Copia romana in marmo di originale greco del II secolo a.C., forse bronzeo. Alt. m 2,42; Roma, Musei Vaticani, Cortile Ottagono del Belvedere.
  • La composizione è basata sull’intersezione di linee oblique, individuate dalle posizioni di Laocoonte, dei figli e dei serpenti.
  • L’espressione del volto esprime la drammaticità del momento.
  • La superficie liscia cattura la luce che esalta i volumi dei corpi.
  • Il gruppo è orientato su un piano frontale, lungo il quale si sviluppano le linee di tensione oblique.
  • Il corpo del Laocoonte, come quello di molte statue ellenistiche, è molto muscoloso ed esprime una grande forza.