Storia dell'arte

Santa Sofia a Benevento

La chiesa di Santa Sofia fu fondata dal duca Gisulfo II e completata da Arechi II, genero del Re Desiderio, nominato Duca di Benevento. Costruita accanto ad una abbazia benedettina, fu portata a termine nell’anno 762, e fu la più ardita e fantasiosa costruzione longobarda dell’alto Medioevo.

Santa Sofia ebbe grande fama, anche fuori d’Italia, per tutto il Medioevo: in seguito, seguendo la sorte di quasi tutti i monasteri, decadde fino ad essere abbandonata dai Benedettini nell’anno 1595.

Architettura

La chiesa di Santa Sofia si presenta come un edificio di grande interesse nell’ambito dell’architettura europea del primo medioevo. È di modeste dimensioni, contenuta entro un circolo di soli 23,5 m di diametro. Le murature perimetrali sono di 95 cm di spessore ed eseguite, sia all’interno che all’esterno, con file di mattoncini di 3 cm di spessore, intercalate da una fila di pietre tufacee, irregolarmente squadrate. La pianta generale è originalissima e del tutto nuova per l’epoca, non derivata da esempi romani o bizantini. Essa presenta un nucleo centrale costituito da un esagono ai cui vertici sono collocate sei grandi colonne (provenienti probabilmente dall’antico tempio di Iside), collegate tra loro con archi sui quali si sviluppa la cupola.

Intorno all’esagono centrale troviamo un secondo anello, questo decagonale, con otto pilastri in blocchi di pietra calcarea bianca intercalati da strati di mattoni e da due colonne subito dopo l’ingresso. I pilastri sono disposti radialmente, ciascuno con i lati differentemente orientati, così da renderli paralleli ai retrostanti muri del perimetro. L’andamento di quest’ultimo è insolito: dapprima circolare, viene ad un certo punto bruscamente interrotto da pareti a forma stellare per ritornare di nuovo circolare in corrispondenza del portale d’ingresso.

Tutto ciò crea giochi di prospettive, effetti illusionistici, scomposizioni, chiusure di spazi coordinati ad effetti geometrici ben precisi e basati su rapporti reciproci frutto di una originale intelligenza costruttiva, ma anche dei restauri cui la chiesa è stata sottoposta nel corso dei secoli. Straordinaria è anche la varietà delle volte, dovuta all’insolito accoppiamento della corona esagonale con quella decagonale: il susseguirsi di volte prima quadrangolari, poi romboidali ed infine triangolari è probabilmente un richiamo alla forma delle tende usate dal popolo longobardo durante il suo lungo girovagare in Europa. Lo splendore dell’antica chiesa è testimoniato dai resti degli affreschi delle absidi, i quali, pur nella frammentarietà che ne impedisce l’interpretazione iconografica, rivelano grande potenza espressiva.

Affreschi

La chiesa era completamente affrescata. Lo dimostrano i frammenti tuttora visibili, oltre che nelle absidi, anche su di un pilastro, ai piedi del tiburio e negli spigoli delle pareti a stella. Nelle due absidi laterali sono presenti elementi superstiti del ciclo dedicato alla Storia di Cristo. In particolare in quella di sinistra è rappresentata la storia di San Giovanni Battista, in quella di destra la storia della Vergine. Della prima rimangono due scene: l’Annuncio a Zaccaria e Zaccaria muto; della seconda l’Annunciazione e la Visitazione.

Chiostro di Santa Sofia

Adiacente alla chiesa benedettina di Santa Sofia, il chiostro è parte integrante del complesso monastico fondato nel 762, che raggiunse il suo periodo di massimo splendore nel XII secolo. Vi si accede passando attraverso il lapidario del Museo del Sannio e costeggiando le absidi. Il chiostro è un’opera notevolissima della prima metà del XII secolo, voluta dall’abate Giovanni IV. Devastato da numerosi terremoti, venne restaurato in epoca moderna tra il 1951 e il 1957. Fu costruito sicuramente su uno spazio preesistente di minori proporzioni di età romanica; le aperture a sesto acuto sulle pareti nordest e sud risalgono invece al cantiere gotico.

È interessante notare la presenza di feritoie di tipo difensivo e la grande porta gotica: probabili tracce dei lavori effettuati in epoca angioina (seconda metà del XIII secolo), forse in concomitanza con quelli di ampliamento della Rocca. L’elemento geometrico che si percepisce osservando la struttura dell’intero chiostro è il cubo: chi progettò il complesso era probabilmente a conoscenza dei metodi di costruzione arabi che si fondano sullo stesso modulo geometrico. L’intero chiostro è sostenuto da 16 pilastri che reggono arconi ciechi di tufo e mattoni; oltre alle 15 quadrifore è presente una trifora con archi a ferro di cavallo di chiara influenza arabo-spagnola.

Le colonnine delle finestre sono di calcare, alabastro e granito con le basi poggianti su un muretto alto 50 centimetri: tutte hanno un capitello con un soprastante pulvino (elemento trapezoidale tipico dell’arte bizantina). Le volte e le pareti degli ambulacri dovevano essere interamente affrescate, come testimoniano residui di motivi a quadrifoglio e a fasce circolari trovati in corrispondenza della quadrifora posta nell’angolo rientrante. In corrispondenza della Porta Maggiore è possibile osservare un affresco raffigurante la Madonna della Consolazione di scuola giottesca mentre, sulla quadrifora, si trova una delle decorazioni scultoree realizzate del cosiddetto Maestro dei Mesi, soprintendente al cantiere di Santa Sofia, chiamato così perché molte delle sue sculture nel chiostro rappresentano i mesi dell’anno.