Storia dell'arte

La moschea di Isfahan

Il termine moschea deriva dall’arabo masjid, che significa “luogo di adorazione”. Esso indica l’edificio di culto dell’Islam, riservato alla preghiera e all’insegnamento religioso, però, era in origine anche luogo di riunione dei fedeli, sede politica e giudiziaria: rappresentava, l’edificio principale della vita pubblica e sociale.

Luoghi d’arte e di preghiera

La sua forma ha origine nel VII secolo d.C. e deriverebbe dalla casa di Maometto a Medina, in cui il profeta riuniva i fedeli. Essa è composta da alcuni elementi indispensabili, ovvero una corte con una vasca per la purificazione e uno spazio coperto ospitante il mihrab. La sua tipologia, però, si è notevolmente diversificata nel tempo e in relazione alle diverse regioni geografiche, al punto da rendere difficile generalizzare i suoi caratteri. Le moschee non ospitano raffigurazioni umane o animali, che sono vietate dalla religione islamica. Esse sono riccamente ornate da iscrizioni riportanti i versi del Corano e da motivi ad arabesco, basati sulla rielaborazione di elementi vegetali o su forme geometriche e astratte; queste decorazioni sono realizzate a rilievo su superfici marmoree o in stucco (nicchie a muqarnas), ad intarsio, a mosaico o in piastrelle smaltate; essi rivestono le superfici delle pareti, le cupole e gli archi, originando splendidi effetti decorativi. La Grande Moschea di Isfahan è stata realizzata in più fasi a partire dall’VIII secolo, con interventi fino al XX secolo. Il suo impianto è monumentale e di grande complessità organizzativa: una corte centrale è circondata da ambienti sui quattro lati, interrotti da quattro iwan, sale coperte da volta, considerate come accessi al santuario.

Il mihrab

Parte essenziale della moschea è il mihrab, una nicchia inserita nel muro e sormontata da una semicupola, sempre orientato verso la Mecca; in questa direzione si rivolge il fedele durante la preghiera. Nelle moschee più umili il mihrab può essere semplicemente disegnato. Accanto al mihrab si trova generalmente il minbar, sorta di pulpito da cui il khatib pronuncia il discorso del venerdì. In alcuni casi è presente una loggia per il sovrano, separata da una grata per motivi di sicurezza.

Il minareto

Il minareto è la torre della moschea, dall’alto del quale il muezzin invita i fedeli alla preghiera. Il termine deriva dall’arabo monarah, che significa faro, torre; sembra, infatti, che la sua forma abbia avuto origine dalle torri di segnalazione. È coronato da una cupola a forma di bulbo.

La sala ipostila

Ispirato alla casa di Maometto è il tipo a corte, spazio centrale da cui si accede alla sala ospitante il mihrab ed alla sala ipostila, ovvero sostenuta da colonne, posta sulla parte opposta all’ingresso. La sala ipostila (haran) era il luogo della preghiera.

La cupola

La cupola è un elemento caratteristico dell’architettura islamica. Essa rappresenta la tensione dello spirito verso dio. La più antica è la cosiddetta Cupola della Roccia, nella Moschea di Omar, dalla quale il profeta Maometto sarebbe asceso al cielo.