Storia dell'arte

Caravaggio - Canestra di frutta 1596

L’opera è stata commissionata a Caravaggio dal cardinal Del Monte e probabilmente acquistata dal cardinale di Milano Federico Borromeo, durante un soggiorno a Roma. Il Borromeo lasciò per lungo tempo isolato il dipinto fra tutti quelli della sua collezione, perché nessun altro “raggiungeva la bellezza di questo e la sua incomparabile eccellenza”.

Il cardinale riconosceva nella bellezza delle cose un riflesso della perfezione divina, ma ammoniva a non fermarsi alle apparenze, perché ogni cosa terrena è destinata a scomparire. Il canestro colmo di frutta assume, nella scena, l’importanza della figura umana per un ritratto: il punto di vista del pittore, infatti, è esattamente frontale al soggetto ritratto. Lo straordinario realismo del dipinto deriva dalla prima formazione di Caravaggio, avvenuta in Lombardia, ma anche dal gusto nordico, ormai ampiamente diffuso nella penisola italiana. Ogni dettaglio viene descritto con assoluta precisione ottica: il vimini intrecciato, i riflessi di luce, le gocce d’acqua sulle foglie e sulla frutta, le foglie accartocciate, la mela bacata, le spaccature sul fico maturo. La canestra sporge dal bordo del tavolo, appena accennato, mentre il fondo è neutro, annullando la percezione della profondità: in questo modo la canestra sembra balzare verso chi guarda, occupando lo spazio.

Caravaggio, Canestra di frutta, 1596 circa. Olio su tela, 46x64,5 cm. Milano, Pinacoteca Ambrosiana.