Storia dell'arte
La pittura di paesaggio di Corot
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- Category: Storia dell'arte
- Creato: 21 Giugno 2016
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La pittura di paesaggio è stata per molto tempo finalizzata alla rappresentazione di altri soggetti, ad esempio mitologici o storici, in cui, comunque, era centrale la presenza dell’uomo. I pittori romantici avevano dato autonomia a questo genere, tuttavia, l’immagine reale attraverso la propria interiorità.
Jean-Baptiste-Camille Corot (1796-1875) è stato tra i primi a manifestare la necessità di un approccio più naturalistico alla natura, cogliendo, in una pittura dai rapidi tocchi, il mutare della luce in base all’ora, il delicato sfumare dei toni di colore, la mobilità della vegetazione o dell’acqua. Egli ottenne questi risultati attraverso studi dal vero, piccoli dipinti che spesso utilizzava per realizzare opere di più grandi dimensioni. Accanto a questa produzione, spontanea e di carattere privato, Corot si dedicò ad un’altra produzione pittorica, più ufficiale e molto apprezzata dal pubblico, in cui il paesaggio fungeva da ambientazione a soggetti letterari o mitologici, con atmosfere idilliache Ne è un esempio La danza delle Ninfe.
La Scuola di Barbizon
Intorno alla metà degli anni Trenta dell’Ottocento, un gruppo di artisti di formazione romantica si riunì a Barbizon, un piccolo centro in prossimità della foresta di Fontainebleau. Théodore Rousseau, Charles-François Daubigny, Constant Troyon, Virgile Diaz de la Pena, Jules Dupré erano accomunati da un profondo sentimento della natura, dall’incanto di fronte al suo maestoso spettacolo, al mutare dei colori e della luce nei diversi momenti della giornata e nel corso delle stagioni. L’idea romantica della natura, però, si placa, in questi artisti, in una visione più serena, data anche dallo studio diretto dei fenomeni naturali, realizzato dal vero, secondo un procedimento che sarà presto seguito dai pittori impressionisti.

