Storia dell'arte

Giorgio De Chirico - Ettore e Andromaca 1917

Giorgio De Chirico (1888-1978) fu il principale protagonista della pittura metafisica. Nato in Grecia da famiglia italiana, dal 1906 fu a Monaco, entrò in contatto con l’Espressionismo e con esponenti dell’arte simbolista; per questi ultimi, il recupero del mondo classico aveva il sapore della nostalgia per un passato perduto.

Dal 1911, a Parigi, frequentò gli ambienti delle avanguardie, pur rimanendo sempre al di fuori da qualsiasi formazione e, anzi, polemizzando con esse. Egli, infatti, restò legato alla sua cultura di origine, la cultura dell’antica Grecia, con i suoi riferimenti alla mitologia e all’arte classica: i suoi quadri sono affollati da Muse e Centauri, vi compaiono i Dioscuri, Ettore e Andromaca, Mercurio, Nettuno, Ulisse, gli Argonauti. Questi elementi, però, appaiono bloccati o estraniati dal loro contesto, talvolta mescolati ad elementi moderni come locomotive o ciminiere. La serie delle Piazze d’Italia mostra spazi urbani in cui sono  quasi sempre assenti le figure umane e il tempo sembra non scorrere: sono luoghi silenziosi, con prospettive apparentemente errate, tra ombre lunghe e file di palazzi porticati, come elementi di un’architettura classica senza tempo.

Giorgio De Chirico, Ettore e Andromaca, 1917. Olio su tela, 90x60 cm. Milano, collezione privata.
  • I protagonisti dell’opera sono personaggi del mito, e per questo privi di volto: Ettore, principe troiano figlio di Priamo, e Andromaca, sua moglie, che Omero ci narra uniti da un profondo amore.
  • Il manichino è frequente nelle opere di De Chirico; egli spiegò che il soggetto gli fu ispirato da un dramma scritto dal fratello, Alberto Savinio, il cui protagonista è ‘l’uomo senza volto’.
  • Il manichino, oggetto sartoriale, unito ad oggetti e citazioni apparentemente casuali, allude forse all’assenza di personalità dell’uomo-automa contemporaneo.
  • Le ombre lunghe fanno intuire un’ora tardo meridiana.
  • L’ambientazione è deserta, gli spazi architettonici inabitabili. Essi sembrano, anzi, fondali scenografici che non hanno la funzione di scandire lo spazio, quanto di creare un’atmosfera magica e surreale.
  • La prospettiva, riconoscibile nella pavimentazione ad assi di legno, non è coerente con il resto dell’ambientazione.