Storia dell'arte

L’architettura e il design

All’indomani della Prima Guerra Mondiale, l’architettura fu chiamata a risolvere i problemi della carenza di abitazioni e della scadente qualità estetica degli edifici. Gli architetti avevano partecipato al dibattito sull’arte e dunque si confrontarono con le questioni aperte dagli artisti delle Avanguardie storiche.

L’architettura espressionista

L’architettura espressionista si sviluppò dopo la Prima Guerra Mondiale, seguendo di qualche anno le ricerche svolte in ambito figurativo. Essa ha unito le nuove suggestioni stilistiche alle possibilità offerte dal cemento armato, sempre più utilizzato a partire dai primi anni del Novecento. La nuova architettura rifiutò la regolarità degli spazi, costruiti per piani ortogonali, e valorizzò il carattere volumetrico dell’edificio, trattandolo in termini scultorei. Lo scopo era quello di fare in modo che l’individuo, percorrendo gli spazi, li sentisse propri ad ogni passo. Scrisse l’architetto Wassilij Luckardt:Si deponga matita e regolo, si prenda carta e plastilina, si cominci a modellare, e ci si accorgerà con meraviglia che la luce gioca in codeste forme, che esse si circondano di una spazialità aerea”. Gli architetti si ispirarono non più al classicismo, ma al Barocco e all’Art Nouveau, rivolgendo grande attenzione anche alle tradizioni costruttive locali. Importanti architetti espressionisti furono Peter Behrens (1868-1940), Bruno Taut (1880-1938) e Erich Mendelsohn (1887-1953). La Germania è il Paese cui si devono i contributi maggiori. Vi lavorarono Walter Gropius (1883-1969) e Ludwig Mies van der Rohe (1886-1969). In Francia lavorò Charles-Édouard Jeanneret (1887-1965), noto con lo pseudonimo di Le Corbusier.

L’architettura organica

Parallelamente allo sviluppo del Razionalismo in Europa, negli Stati Uniti la ricerca sull’architettura si orientò anche verso una concezione ‘organica’: punto di partenza per progettare un edificio doveva essere il luogo in cui questo doveva sorgere, con i suoi materiali, la sua storia, le sue configurazioni spontanee. Figura di spicco dell’architettura organica statunitense è Frank Lloyd Wright (1869-1959).

Un edificio espressionista: l’Osservatorio astronomico Einstein

Nell’Osservatorio astronomico Einstein a Potsdam, in Germania, Erich Mendelsohn ha ricavato una nuova forma, modellata in masse ‘fluide’ e dinamiche. Scompaiono l’organizzazione ortogonale della struttura portante e la tradizionale visione prospettica, in quanto l’edificio sembra mutare in relazione ai diversi punti di osservazione. Nell’edificio occorreva combinare una torre-osservatorio con un laboratorio astrofisico. Mendelsohn ha raccordato la torre con la base orizzontale (il laboratorio), plasmandoli in un volume unico.

Erich Mendelsohn, Einsteinturm, 1920. Potsdam, Germania.

La rivoluzione del cemento armato

Il cemento armato si ottiene facendo colare il cemento unito ad elementi inerti (sabbia) entro spazi chiusi, delimitati da casseforme. Questi possono essere verticali (pilastri o muri continui) od orizzontali (travi), e contengono sempre delle barre di ferro legate insieme in modo da formare delle ’gabbie’. Questa tecnica, dunque, sfrutta la capacità di coesione del cemento e la flessibilità del ferro. Pilastri e travi formano la struttura portante dell’edificio, sostituendo i precedenti, ingrombranti muri portanti. Ciò consente di realizzare edifici alti abbattendo i costi e garantendo grande flessibilità nell’organizzazione degli spazi.

Nel 1911, con le Officine Fagus, Gropius sottolineò la rivoluzione costruttiva consentita dalla nuova tecnica del cemento armato. Le vecchie facciate in muri portanti sono sostituite da vetrate ampie e luminose: rivoluzionaria fu l’idea di porre una vetrata continua nell’angolo. L’edificio, un semplice parallelepipedo, diventa, così, leggero.

Walter Gropius e Adolf Meyer, Officine Fagus, 1910-1912. Alfed-an-der-Leine, Germania.

L’architettura razionalista

Si sviluppò nel periodo tra le due guerre, sulla spinta di nuovi e pressanti problemi sociali, estetici e funzionali, ovvero:

  • l’incalzante richiesta di abitazioni a basso costo ma di buona qualità per le classi lavoratrici;
  • l’esigenza di organizzare le città con progetti organici, cioè piani regolatori che prevedessero anche adeguati spazi dedicati ad edifici collettivi;
  • la consapevolezza che l’architettura doveva confrontarsi con il design industriale, che contribuiva a migliorare la qualità dell’uso dell’abitazione.

I princìpi della nuova architettura

L’architettura razionalista afferma il principio per cui la forma segue la funzione. A partire da questo assunto, gli architetti definirono una serie di regole progettuali, volte a garantire massima chiarezza compositiva e qualità d’uso a minori costi di realizzazione:

  • il principio modulare. Per razionalizzare gli spazi è necessario utilizzare un’unità di misura costante, il modulo, su cui verranno definiti, per multipli e sottomultipli, gli ambienti, le aperture, le finiture, ecc. 
  • La standardizzazione. Il progetto deve tener conto della necessità di far produrre in serie le parti di cui si compone l’edificio: il modulo diventa così il riferimento comune per architetti e industrie.

Quando l’interno coincide con l’esterno

L’architetto Ludwig Mies van der Rohe (1886-1972) svolse un importante ruolo negli anni tra le due guerre in Germania; fino al 1937, quando, esasperato dal pesante clima instaurato dal Nazismo, si recò a vivere in America. Egli possedeva un’approfondita conoscenza dei materiali, maturata lavorando presso il padre, artigiano della pietra, ma credeva nel valore della standardizzazione, affermato da Gropius. Usò con maestria cemento, mattoni, acciaio, vetro, con cui compose forme rigorose. Nell’alternare i pieni e i vuoti, egli mostrava come lo spazio interno possa essere messo in relazione con l’esterno.

Ludwig Mies van der Rohe, Veduta interna di una sala del Padiglione dell’industria tedesca all’esposizione internazionale di Barcellona, ricostruito nel 1986.

Il Guggenheim Museum a New York

Così come le case di Wright sono in pieno rapporto con la natura, il Museo Guggenheim di New York si lega all’ambiente urbano. È posto nel cuore della città, in un lotto regolare delimitato da grattacieli, e si protende verso l’esterno con un andamento a spirale. Le opere d’arte sono esposte lungo un percorso a spirale, il cui raggio si allarga dal basso verso l’alto. Questa forma è ben presente nella natura, ad esempio nelle conchiglie o nei vortici formati dall’acqua.

Frank Lloyd Wright, The Solomon R. Guggenheim Museum, 1943-1959. New York.