Storia dell'arte

L'arte del dopoguerra

Gli eventi drammatici della Seconda Guerra Mondiale hanno determinato un disagio profondo nella società. La violenza e la distruzione avevano lasciato dietro di sé una generale insicurezza. Però, si verificò una rapida crescita produttiva e dei beni di consumo, che modificarono le abitudini di vita di tutti.

GLI ANNI CINQUANTA: UN CLIMA DI PROFONDO MUTAMENTO

La nuova società postbellica

Gli eventi drammatici della Seconda Guerra Mondiale hanno determinato un disagio profondo nella società occidentale. La violenza e la distruzione avevano lasciato dietro di sé una generale condizione di insicurezza. Nel dopoguerra, però, si verificò una rapida crescita produttiva e dei beni di consumo, che modificarono le abitudini di vita di tutti. Crebbe, però, anche la consapevolezza delle diseguaglianze in seno alla società e l’esigenza di rifondarne i valori.

Una nuova frontiera culturale: gli Stati Uniti

La Seconda Guerra Mondiale ha determinato anche lo spostamento della capitale artistica da Parigi a New York: in America, infatti, gli anni Trenta erano coincisi con un momento di crescita economica e culturale, lontano dai freni delle dittature europee. A questo fenomeno di crescita avevano contribuito molti intellettuali e artisti europei, rifugiatisi negli Stati Uniti negli anni fra le due guerre, proseguendo senza censure la ricerca avviata nei rispettivi Paesi.

Un nuovo significato per l’arte

Negli anni che seguirono la guerra, gli artisti espressero una condizione di pessimismo e di profondo disagio. Solo negli anni Sessanta essi trasformarono questo sentimento in aperta denuncia: nacquero in Europa e negli Stati Uniti movimenti artistici di rottura, fondati sul rifiuto di qualsiasi legame con ciò che li aveva preceduti e su una decisa volontà dissacrante. Così, nelle opere figurative venne dissolta la forma; l’artista si lasciò guidare dal proprio istinto o dal caso, mentre l’esecuzione dell’opera fu caratterizzata da immediatezza ed improvvisazione.

L’Espressionismo astratto americano

L’Action Painting - Action Painting vuol dire ‘pittura d’azione’. La caratterizzano:

  • il ruolo predominante del gesto dell’artista nel realizzare l’opera;
  • l’improvvisazione esecutiva;
  • la mancanza di riferimenti alla realtà.

Importanza centrale ha, dunque, l’atto stesso del dipingere: si tratta di un’arte impetuosa, in cui colori vivaci sono disposti spesso su tele di grandi dimensioni. Principali interpreti del movimento sono Jackson Pollock (1912-1956), Willem de Kooning (1904-1997), Franz Kline (1910-1962), Arshile Gorky (1904-1948).

Willem de Kooning, Woman I (‘Donna I’), 1950-1952. Olio su tela, 192,7x147,3 cm. New York, Museum of Modern Art.

Il Color Field - Color Field significa ‘campo di colore’. I dipinti si compongono di larghe bande di colore, che rendono superflua ogni forma di disegno. Principali interpreti sono Adolf Gottlieb (1903-1974) e Mark Rothko (1903-1970). Nei quadri di quest’ultimo, l’immagine si riduce a semplici aree di colore uniforme, affiancate e sovrapposte, dai margini indefiniti, che sembrano fluttuare davanti ai nostri occhi. Per Rothko le grandi tele sono il risultato di un percorso meditativo.

Mark Rothko, Rosso, bianco e bruno, 1957. Olio su tela, 252x207 cm. Basilea, Kunstmuseum.

GLI INDIZZI ARTISTICI PRAVALENTI

L’espressionismo astratto americano

La cultura degli Stati Uniti era nata dal confronto tra culture diverse, dunque emergeva il bisogno di ricostruire un’identità comune. Terreno di confronto furono soprattutto:

  • le idee e i metodi degli Astrattisti e dei Surrealisti, soprattutto Mirò ed Ernst.
  • L’Espressionismo europeo, per la sua forza dirompente e comunicativa.
  • La stessa storia e la cultura americana, ad esempio la pittura degli Indiani delle praterie (soprattutto i Navajo), per i quali l’atto creativo era espressione antichissima di riti propiziatori. Le espressioni dell’arte americana degli anni Quaranta e Cinquanta sono accomunate sotto la definizione di Espressionismo astratto. Esse sono caratterizzate da un’intensa espressività e dal rifiuto della figurazione. Possiamo individuare due correnti principali: l’Action Painting e il Color Field.

L’arte informale

L’arte informale si è sviluppata in Europa, Stati Uniti e Giappone a partire dagli anni immediatamente successivi la Seconda Guerra Mondiale. Essa è caratterizzata dal rifiuto di riferimenti ad una forma definita e riconoscibile. Questa tendenza si è affermata seguendo due traiettorie: una valorizzava il segno-gesto, ed è quella che più si avvicinò all’Action Painting americano; l’altra, invece, detta materica, era orientata a valorizzare scarti e frammenti di oggetti, ma anche il colore a olio, utilizzato come una pasta densa. In Italia, l’arte informale non ebbe larga diffusione, anche perché nella nostra cultura artistica essa non si è mai separata dal ricordo della propria tradizione, di stampo classico.

L’arte segnica in Italia

In Italia gli artisti hanno accettato con maggiore difficoltà di confrontarsi con l’improvvisazione o con la casualità nella creazione artistica. Tuttavia, si sono distinte personalità originali, come Emilio Vedova, Afro Basaldella e Giuseppe Capogrossi (1900-1972).

L’arte materica in Italia: i Cretti di Alberto Burri

I Cretti compongono una superficie monocroma, più spesso bianca, dovuta ad un impasto a base di argilla, colore e colle, steso a forte spessore. In questo modo si creano screpolature e crepe, come avviene con la terra argillosa lasciata asciugare al sole. Nonostante l’apparente casualità dell’opera, Burri ha ricercato l’equilibrio spontaneo della materia, di cui controllava, però, la trasformazione.

Georges Mathieu, I Capetingi ovunque, 1954. Olio su tela, 300x600 cm. Parigi, Musée National d’Art Moderne Georges Pompidou.a.

Due esempi di informale in Europa

L’arte espressionista e astratta in Europa si differenziò da quella americana: in primo luogo, le opere hanno dimensioni minori; inoltre, l’esperienza della guerra, ancora così presente sul suolo europeo, diede all’arte un carattere più intensamente drammatico.

Jean Fautrier, Testa d’ostaggio n. 1, 1944. Olio su carta, 24x18 cm. Milano, collezione privata.