Storia dell'arte

Il Realismo

Nel corso dell’Ottocento, l’Europa fu interessata da una rapida e intensa trasformazione dell’economia e dei sistemi di produzione.

La Rivoluzione Industriale determinò un generale incremento del benessere, ma generò anche profondi squilibri sociali: da un lato si affermò la ricca borghesia imprenditoriale; dall’altro, i contadini e la nascente classe operaia dovettero accettare condizioni di lavoro e di vita spesso degradate.
In questo periodo, però, i lavoratori avviarono la presa di coscienza delle proprie condizioni e dello sfruttamento cui erano sottoposti.

La pittura realista in Francia

Gli artisti e gli intellettuali hanno sentito l’esigenza di raccontare nelle loro opere la realtà sociale del proprio tempo. Nacque, così, la corrente del Realismo. Sorta in Francia negli anni Trenta, si diffuse attorno alla metà del secolo in tutta Europa. Gli artisti realisti ebbero piena coscienza degli avvenimenti storici e delle cause politiche che avevano determinato la cattiva distribuzione di privilegi e ricchezze, pertanto, ne denunciarono i meccanismi e i caratteri, per contribuire alla trasformazione della realtà. Alcuni si spinsero a scelte di vita radicali, come Honoré Daumier, che subì il carcere per le sue taglienti satire, o Gustave Courbet, costretto all’esilio in Svizzera. Al pari dei romanzi di Émile Zola, i pittori preferirono temi sociali a soggetti storici e letterari: essi descrissero con crudezza gente comune al lavoro o miseri interni di vita domestica. Scopo del Realismo, infatti, era quello di rappresentare la realtà attraverso uno sguardo oggettivo e documentario.

Il lavoro dei poveri

Nei quadri di Gustave Courbet (1819-1877) assumono grande importanza soggetti prima considerati marginali. Operai e contadini non vengono rappresentati in momenti di serena allegria, ma neanche in atteggiamenti pietistici: essi assumono, al contrario, dignità nella loro concreta realtà quotidiana. In Le vagliatrici di grano, la donna posta al centro compie un ampio gesto, che le dona un’importanza paragonabile a quella di una figura rinascimentale.

Gustave Courbet, Le vagliatrici di grano, 1854. 131x167 cm. Nantes, Musée des Beaux-Arts.

Il pittore e la satira

Honoré Daumier (1808-1879) si dedicò, oltre che alla pittura, alla satira politica. In questo modo egli criticò apertamente lo Stato francese e i suoi uomini politici. Con un segno tagliente e una linea continua, carica di tensione, egli fissò immagini indimenticabili di personaggi appartenenti a tutti gli strati sociali del tempo. Nel Don Chisciotte è stata riconosciuta un’intenzione autobiografica: il cavaliere è come l’artista, pronto a impegnarsi nella difesa dei deboli, a lottare contro l’ingiustizia.

Honoré Daumier, Don Chisciotte che cavalca verso sinistra, 1870. Olio su tela, 51x33 cm. Monaco, Neue Pinakothek.

I Macchiaioli

Un movimento realista  nel panorama italiano

In Italia, nei decenni centrali dell’Ottocento, fu forse Firenze a vivere la più intensa stagione politica e culturale, lontano dalle lotte contro gli occupanti francesi e austriaci che invece hanno segnato quel periodo nelle regioni settentrionali. Giunsero a Firenze uomini di cultura, liberi pensatori e artisti, attratti dalla relativa libertà concessa dal governo del Granducato di Toscana. Spinti dal critico Diego Martelli (1838-1896), gli artisti discutevano della pittura realista francese, conosciuta attraverso i viaggi a Parigi di molti artisti italiani. D’altronde, era molto sentita in Età risorgimentale l’esigenza di dar vita ad un’arte genuinamente ‘italiana’, al tempo stesso attenta alle novità d’Oltralpe. Attorno al 1856 sorse, così, il movimento pittorico dei Macchiaioli. Principale artefice fu il livornese Giovanni Fattori (1825-1908). All’interno del movimento, poi, emerse la cosiddetta Scuola di Piagentina, dal nome della località presso Firenze in cui operavano Silvestro Lega (1826-1895) e Telemaco Signorini (1835-1901). A questi si aggiunsero Odoardo Borrani (1834-1905), Raffaello Sernesi (1838-1866) e Giuseppe Abbati (1836-1868).

I caratteri della pittura ‘di macchia’

I pittori macchiaioli operarono nell’ambito del Realismo europeo: anche se non si misurarono con temi di aperta denuncia, essi descrissero con schiettezza la realtà quotidiana. Questi i caratteri della pittura cosiddetta ‘di macchia’:

  • i pittori intendono descrivere la realtà mediante la sintesi dei colori e delle forme.
  • Viene eliminata la tecnica delle velature. Accostamenti di zone di colore omogeneo accentuano il contrasto tra luce e ombra; l’immagine acquisisce, in questo modo, una maggiore forza.
  • Si perde, così, il dettaglio, per privilegiare l’impressione determinata dall’azione della luce sulle cose.

La narrazione storico-risorgimentale

Giovanni Fattori si interessò alla pittura storica, in grandi tele aventi come soggetto alcune delle più importanti battaglie del nostro Risorgimento. Tuttavia, egli rifiutò di dare enfasi ai momenti di lotta, preferendo soffermarsi sulle retrovie e su momenti di riposo, come i turni di guardia dei soldati.

Giovanni Fattori, In vedetta, 1870 circa. Olio su tela, 37x56 cm. Valdagno, collezione privata.

I Macchiaioli e il Realismo sociale

Telemaco Signorini si distinse anche per le sue riflessioni teoriche e per i suoi contatti con la cultura europea, coltivati in frequenti viaggi. Si interessò a temi di tipo sociale, tipici della cultura realista. La sala delle agitate del manicomio di San Bonifacio suscitò critiche per la sua durezza e per il realismo con cui veniva descritta la condizione delle malate.

Telemaco Signorini, La sala delle agitate del manicomio di San Bonifacio, 1865. Olio su tela, 66x59 cm. Venezia, Galleria d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro.