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Antico, Pier Jacopo Alari Bonacolsi detto 1460-1528

Pietro Jacopo Alari Bonacolsi fu chiamato dai contemporanei “l’Antico” per la sua interpretazione delle opere dell’antichità – in particolare i bronzetti - che caratterizzano e rendono riconoscibile la sua mano. Pur essendo stato per molti anni sotto la protezione dei signori di Mantova, della biografia dell’Antico si conosce relativamente poco.

Nato a Mantova o nella vicina Gazzuolo nel 1460 o qualche anno prima, nel 1479 ricevette il primo incarico come medaglista dal signore di Bozzolo, Gianfrancesco Gonzaga. Si formò probabilmente presso un orafo, forse della levatura del suo unico rivale mantovano, Andrea Riccio. Trovò presto protezione presso i Gonzaga e fu accolto fin da giovanissimo nella corte che crebbe a Gazzuolo attorno al figlio naturale di Ludovico, Gianfrancesco, e a sua moglie, Antonia del Balzo, il cui matrimonio avvenuto nel 1479 fu commemorato in una coppia di medaglioni prodotti dallo stesso Bonacolsi. Presso Gianfrancesco Gonzaga l’Antico trovò la compagnia di intellettuali come Ludovico Ariosto, Bernardo Tasso, Matteo Bandello, Baldassar Castiglione.

Dal 1490 in poi l’Antico fu accolto nella corte mantovana presso Isabella d’Este la quale, come è noto, raccolse negli anni una splendida collezione di medaglie, piccole sculture, reperti provenienti dall’antichità classica romana e perfino greca. Nel 1495 si recò probabilmente a Roma dove fu impegnato in Castel Sant’Angelo; al ritorno si recò a Mantova dove lavorò per il marchese dal quale, nel 1497, fu inviato di nuovo a Roma. Qui incontrò Lodovico Agnello, protonotario apostolico, il quale procurava a Isabella d’Este alcuni reperti antiquari. Non abbandonò tuttavia Bozzolo: nel 1498 era di nuovo al servizio del vescovo Ludovico Gonzaga, mentre di impegnava sempre per i signori di Mantova nell’esecuzione di opere in marmo, che tuttavia non conosciamo.

Trasferitosi a Gazzuolo, l’Antico continuò a lavorare per il vescovo, dal quale riceveva uno stipendio annuo, e nel frattempo produceva opere per Isabella con la quale intraprese un fitto carteggio. Lavorò anche come restauratore, lasciando ad esempio una discreta firma in uno dei cavalli di marmo dei Dioscuri al Quirinale. Proprio per questa sua conoscenza dell’antico fu spesso ricercato per ottenere pareri sui reperti. Come artista del suo tempo, Bonacolsi creò sia piccole riproduzioni di statue antiche sia opere “all’antica” che patinava in nero.