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L’arte del Giappone

La religione shintoista, diversamente dal Buddhismo, non favoriva l’arte figurativa, ed aveva semmai portato alla definizione di forme semplici e lineari per gli edifici sacri; tali caratteri rimarranno sostanzialmente immutati nel tempo, anche dopo il contatto con la cultura cinese, avvenuto al VI secolo d.C.

Dallo Shintoismo al Buddhismo

Rispetto alla tendenza ornamentale dell’arte cinese, il Giappone si distinguerà sempre per i caratteri più sobri, per le forme semplificate e delicatamente armoniose.

Il lungo cammino dell’arte giapponese

  • Epoca Nara. Il periodo tra il VII e il IX secolo corrisponde all’affermazione defintiva del Buddhismo. L’arte giapponese si sviluppa principalmente nella zona di Nara. Fioriscono la pittura e la scultura, anche monumentale, su soggetti buddhisti.
  • Epoca Heian. Il periodo tra l’VIII e il XII secolo prende il nome dalla nuova capitale, l’odierna Kyoto. Il Giappone interrompe gradualmente i rapporti con la Cina, orientandosi verso un’arte nazionale, che via via si identifica con la raffinata cultura imperiale. La monumentalità lascia spazio all’eleganza; fiorisce la pittura, che assume toni eleganti e intimisti.
  • Epoca Kamakura. Dal XII secolo all’inizio del XIV secolo si accentua il realismo nell’arte, soprattutto nella scultura in legno e nel ritratto. Diventa importante il ruolo svolto nelle arti dalla setta buddhista Zen. Si erigono i primi templi con giardini zen.
  • Epoca Muromachi. Tra il XIV e il XVI secolo, i rinnovati contatti con la Cina determinano l’introduzione di una tendenza decorativa e della calligrafia nelle composizioni figurative, semplici e raffinate. Splendide sono le pitture di paesaggio.
  • Epoca Edo. Il periodo tra il 1615 e il 1868 prende il nome dalla capitale imperiale (l’odierna Tokyo);  esso corrisponde alla fase di maggiore fioritura dell’arte giapponese. Si sviluppa, in particolare, la produzione di ceramiche, lacche e porcellane.
Utagawa Hiroshige, Il ponte di Ohashi sotto la pioggia, 1857 circa. Xilografia policroma, 37x25,5 cm. Parigi, Musée Guimet.

L’arte nel periodo Edo

Nel periodo Edo, in un voluto isolamento dalla civiltà occidentale, il Giappone raggiunge livelli di straordinaria raffinatezza in tutti gli ambiti artistici. Le arti decorative trovano un notevole incremento nella produzione di corte ma anche nella realizzazione di oggetti d’uso per tutte le classi sociali; la pittura darà esiti molto alti nella rappresentazione di paesaggi o di scene di vita quotidiana. Espressione originale della pittura Edo è la xilografia, tecnica di stampa a rilievo realizzata con matrici di legno. I soggetti sono raffigurati con accurata eleganza e con una evidente tendenza decorativa; le linee seguono morbidamente i profili, mettendo in risalto i colori, stesi per ampie zone. Le composizioni hanno tagli inusuali e, spesso, sono inquadrate di scorcio. La xilografia raggiunse livelli elevatissimi nelle opere di Kitagawa Utamaro (1753-1806), Katsushika Hokusai (1760-1849) e Utagawa Hiroshige (1797-1858). Quando le stampe xilografiche furono conosciute in Europa, nella seconda metà dell’Ottocento, affascinarono i pittori impressionisti e fauves, esercitando una forte influenza sull’arte occidentale.

Katsushita Hokusai, La Grande Onda, 1830-31. Xilografia, 38x25,5 cm. New York, Metropolitan Museum of Art.