“Idolino” di Pesaro 30 a.C.

Creazione romana o copia di un originale greco forse di Policleto (430-420 a.C.). Rinvenuto a Pesaro nel 1530, fu interpretato come Dioniso/Bacco e fu posto sulla elaborata base commissionata da Francesco Maria I della Rovere, con riferimenti al dio (nei pannelli laterali l’apoteosi di Arianna, che il dio sposerà, e il sacrificio del capro, animale a lui sacro).
 

Michelangelo, Pietà Bandini 1547-1555

Questa scultura di Michelangelo testimonia la fede personale dell’artista che, secondo fonti coeve, l’aveva concepita per l’altare di una chiesa romana ai cui piedi pensava di essere sepolto. Incominciata attorno al 1546-1547, l’opera fu abbandonata alla fine del 1555 quando Michelangelo la mutilò; l’atto distruttivo era dovuto alla frustrazione dell’anziano maestro che aveva trovato difetti del marmo. ricomposta, la Pietà fu acquistata nel 161771 da Cosimo III dé Medici Granduca di Toscana, e collocata nei sotterranei della Basilica di San Lorenzo; nel 1722 fu trasferita del Duomo e posta di fronte all’altare del Santissimo.
 

Botticelli, Madonna del Magnificat 1483 circa

Incoronata dagli angeli, la Vergine è raffigurata in atto di scrivere su un libro il cantico “Magnificat anima mea Dominum” (La mia anima magnifica il Signore). L’originalità dell’invenzione, la sofisticata eleganza delle vesti e delle acconciature, la grazia del volto assorto di Maria hanno reso celebre nei secoli quest’opera di Botticelli.
 

Botticelli, Annunciazione 1481

La pittura murale proviene da una loggia dell’ospedale di San Martino alla Scala a Firenze, antica istituzione destinata all’accoglienza degli orfani. Fu eseguita da Botticelli nel 1481, poco prima della sua partenza per Roma. Sublime interpretazione del tema della predizione della nascita di Gesù a Maria, l’opera è anche un’importante fonte per la conoscenza della casa signorile nel rinascimento.
 
Fu commissionata nel 1489 da Benedetto di ser Francesco Guardi per la chiesa di Santa Maria Maddalena in Borgo Pinti a Firenze. Rispetto all’Annunciazione ad affresco dipinta circa 10 anni prima, questa composizione si presenta più austera e pervasa da una tensione spirituale che potrebbe riflette l’influenza della predicazione di frà Girolamo Savonarola.
 
Il dipinto, presente nella Galleria degli Uffizi sin dal 1635, venne probabilmente eseguito per Francesco I de’ Medici, appassionato di opere di piccolo formato. Gli eventi felici legati alla sua recente salita al potere (1564) e al glorioso matrimonio con Giovanna d’Austria potrebbero essere allusi nella complessa allegoria dell’opera, dove la Felicità pubblica, al centro, si circonda della Gloria e della fama, in alto, e della Prudenza e della Giustizia, ai lati. Più in basso soggiacciono sconfitti la Follia e l’Inganno e altre personificazioni a simboleggiare come la felicità dello Stato possa perdurare grazie al Tempo.
 

Botticelli, La primavera 1480

Pur rimanendo misterioso il complesso significato della composizione, l’opera celebra l’amore, la pace, la prosperità. Si trovava alla fine del XV secolo nella casa in via Larga dei cugini di Lorenzo il Magnifico dove stava appesa sopra un tettuccio, una sorta di cassapanca caratteristica dell’arredamento delle residenze signorili rinascimentali.
 

Ermafrodito - I-II sec. d. C.

La statua riprende il modello della figura addormentata, utilizzando in epoca ellenistica per raffigurare fanciulle ed Eroti. Tale iconografia è però maliziosamente variata per creare sorpresa nello spettatore, che ha inizialmente l’impressione di una donna dormiente, per poi accorgersi della duplice natura sessuale della figura una volta giunto ad osservare il lato opposto. L’archetipo delle sette repliche note del tipo è probabile tardo-ellenistico (II-I sec. a. C.).
 

Lorenzo Lotto, Annunciazione - 1532

Dal 1526 Lorenzo Lotto si divide tra Venezia e le Marche. Approfondisce sempre più la sua “poetica del quotidiano” che recupera ed esalta la dimensione narrativa di Carpaccio, un’analisi minuziosa dei nordici, il colore smagliante di Raffaello, più di quello tonale e saturo di un Tiziano.
 

Donatello, San Giorgio - 1417

La statua di San Giorgio, commissionata nel 1417 dall’Arte degli Spadai e dei Corazzai, rappresenta la compiuta affermazione delle idee rinascimentali nell’arte figurativa.
 

Turner, Tempesta di neve - 1842

William Turner (1775-1851) è il principale interprete, in Inghilterra, dell’idea romantica di natura. Viaggiò instancabilmente in tutta Europa e fu celebrato dai suoi contemporanei. Egli ha rappresentato una natura imponente, spesso spaventosa, sempre legata a fenomeni grandiosi, a eventi biblici o storici dai risvolti eroici o drammatici. Egli ha abolito il disegno, per privilegiare unicamente gli effetti di luce e colore: le forme divengono sfocate, fino a dissolversi, confondendosi con gli stessi elementi naturali; gli spazi non sono più misurabili, ma intuiti attraverso le suggestioni evocate dal colore e dagli effetti atmosferici. Turner ha applicato una concezione simbolica del colore, associando le tinte calde e luminose alla positività, la gamma del blu-violetto-nero al dramma e alla disillusione.
 

Marco Aurelio a cavallo - 176 d.C.

Il personaggio ci appare saldo sulla sella, con il volto compiaciuto e sicuro: è Marco Aurelio, l'imperatore che ha portato pace e stabilità in un impero travagliato. Il grande condottiero è qui raffigurato in un monu­mento equestre, cioè una statua di dimensioni colos­sali con un personaggio famoso a cavallo. È un importante genere della scultura antica, che i Romani hanno perfezionato e che gli artisti successivi hanno continuato ad imitare.
 

Un progetto utopistico di Boullée

Il pensiero neoclassico si è manifestato attraverso numerosi progetti teorici, spesso utopistici al punto da non poter essere realizzati; tuttavia, essi hanno rappresentato un’importante eredità per lo sviluppo dell’architettura contemporanea. In Francia emerge la figura di Etienne-Louis Boullée (1728-1799):i suoi progetti si compongono di elementi geometrici essenziali, come la sfera, la piramide, il cubo, il cilindro. Ne derivano edifici che fanno rivivere un’idea monumentale dell’architettura romana, progettati più come manifesti di un’idea che come opere concretamente realizzabili.
 

Statua della cosiddetta “Ballerina”

Copia romana in marmo greco (assemblata da due statue diverse) di un originale greco di età ellenistica che probabilmente rappresentava una Nike (Vittoria), la "Donzella che balla” fu particolarmente ammirata da JJ. Winckelmann per la leggiadria del panneggio, nel suo opuscolo dedicato alle manifestazioni della grazia nell’arte antica, elemento per lui distintivo dello stile bello dell'arte greca, che informava non solo l'essenziale, cioè la figura umana nelle sue espressioni e azioni, ma anche «l'accidentale delle figure antiche», ovvero gli ornamenti e le vesti.
 
Vasari, nella seconda edizione delle Vite (1568), afferma che le tre tavolette si trovavano nella cappella del castello di Mantova, dove il pittore si era recato già nel 1460 accogliendo l’invito del marchese Ludovico Gonzaga, e dove risiederà fino alla morte impegnandosi nelle imprese pittoriche commissionategli da Isabella d’Este. Nel 1587 le tavole erano in possesso di Don Antoni de’ Medici, figlio di Bianca Cappello e Francesco I. La cornice è del XIX secolo.
 

Statua in bronzo della Chimera di Arezzo

Capolavoro in bronzo della scultura etrusca (V-IV sec.a.C.). La statua fu scoperta nel 1553 nelle campagne di Arezzo e fu restaurata da Benvenuto Cellini. Conservata per un periodo in Palazzo Vecchio dove Cosimo I dei Medici decise di volerla accanto al suo trono, successivamente fu stata spostata nella villa medicea di Castello perché la sua stessa presenza all’interno del Palazzo Vecchio era ritenuta funesta.
 
Destinata alla devozione privata, la tavola mostra il santo intento a scrivere nell’intimità del suo studio, reso con una sapiente prospettiva e gran cura nella resa dei dettagli ornamentali della poderosa architettura classica. Ai piedi del santo sono sparsi fogli accartocciati, che sottintendono la difficoltò nel tradurre in parole l’ispirazione divina.
 

Statua in bronzo della Minerva di Arezzo

La statua fu rinvenuta nel 1541 ad Arezzo, nello scavare un pozzo, presso la chiesa di San Lorenzo: nella stessa zona hanno trovato resti di una abitazione romana. Nel 1551 lastatua passò nelle collezioni di antichità di Cosimo I de’ Medici; dal 1559 la statua decorò lo Scrittoio del duca.
 
Nel 1796 figura fra i dipinti della Galleria degli Uffizi, già con la corretta attribuzione a Honthorst; nel corso del XVIII si trovava nella villa di Poggio Imperiale e probabilmente era appartenuto a Cosimo II.
 

Botticelli - Pallade e il centauro 1482-85 circa

Si tende a identificare la giovane donna armata con la dea virtuosa Pallade Atena, raffigurata in atto di trattenere il centauro, personificazione degli istinti ferini. La giovane ha la veste decorata da un emblema mediceo, l'anello con la punta di diamante. La tela è citata nell'inventario del 1498 della residenza fiorentina di Giovanni e Lorenzo di Pierfrancesco de' Medici, la stessa dimora dove si trovava la Primavera.
 

Caravaggio, Testa di medusa - 1597 circa

Questo scudo da parata fu donato al granduca Ferdinando I nel 1598 dal cardinale Francesco Maria del Monte, intermediario dei Medici alla curia romana. Fu destinato all’armeria nuova, dove figurava nell’equipaggiamento di un manichino a cavallo, in armatura persiana.
 

Statua bronzea detta “Larringatore"

Per il celebre magistrato etrusco, J.J. Winckelmann sembra seguire l’interpretazione come Aruspice (sacerdote preposto ai rituali divinatori) avanzata da Felice Ciatti e Anton Francesco Gori.
 

Le Corbousier - Villa Savoye 1928-31

La villa Savoye è il manifesto della casa razionalista. Le regole per la costruzione della casa razionalista sono dettate dallo stesso Le Corbousier in cinque punti.
 

Antico, Busto di Cleopatra 1519 - 1522

Il suo busto è identificato come Cleopatra, antica regina d'Egitto, con la sua corona e dal piccolo serpente che decora il basso. Una volta che Cleopatra ha perso ogni speranza di riprendere il controllo di Egitto dai Romani, si è creduto di avere suicidato dal morso velenoso di un serpente.
 

Il Campo dei miracoli di Pisa

Nei secoli XII e XIII Pisa, una delle Repubbliche marinare d’Italia, svolge un importante ruolo commerciale e politico nell’ambito del Mediterraneo.