seicento

Pittore italiano, relatore, collezionista, rivenditore e insegnante. Era uno degli artisti più significativi e influenti attivi a Roma nel primo quarto del XVIII secolo. Il figlio di un artigiano fiorentino, si allena nella sua città natale sotto la direzione di Anton Domenico Gabbiani e assorbì assolutamente lo stile di Pietro da Cortona e dei suoi successori tardo barocchi.

L’opera commissionata da Scipione Borghese, cardinale nipote di papa Paolo V, cultore d’arte e collezionista. Scipione aveva richiesto a Bernini, altri tre gruppi scutorei da collocare nella sua residenza di Villa Borghese, tutti realizzati tra il 1622 e il 1625: il David, il Ratto di Proserpina ed Enea e Anchise.

Nel 400 la figura di David era stata come modello di forza morale. Il fanciullo ebreo, aveva vinto sul gigante Golia in virtù della propria intelligenza, sostenuta dall’aiuto divino. Per Bernini, esso diventa simbolo della capacità d’azione dell’uomo, e per questo lo rappresenta nel momento di massima tensione fisica.

Nei programmi di sistemazione urbana delle città barocche, assunsero una grande importanza le fontane. A Roma, in particolare, esse avevano il ruolo di mostrare con magnificenza il ripristino, dopo molti secoli di abbandono, degli antichi acquedotti romani. Le fontane sono creazioni tipiche della sensibilità barocca: possono essere osservate da molti punti di vista, in quanto hanno visuali sempre mutevoli, e soprattutto sono caratterizzate dal suono e dai riflessi scintillanti dell’acqua.

Nel 1607 era stata conclusa la facciata della Basilica di San Pietro, ad opera di Carlo Maderno (1556-1629). Per rendere più visibile la cupola di Michelangelo, Bernini (architetto e scultore di grande fama) fu chiamato a dare forma alla spianata antistante la basilica. Realizzò una doppia piazza, composta da un trapezio e da un’ellisse.

Gian Lorenzo Bernini nacque a Napoli ma, ancora bambino, si trasferì con la famiglia a Roma. La sua formazione artistica si svolse nella bottega del padre Pietro, pittore e scultore manierista, studiando i grandi maestri del Cinquecento e i modelli classici.

Pittore o incisore olandese, soprannominato "Geestige Willem" (Witty Willem). Era attivo nel suo nativo di Rotterdam e a Haarlem, dove era strettamente associato a Frans Hals.

L’opera è stata commissionata a Caravaggio dal cardinal Del Monte e probabilmente acquistata dal cardinale di Milano Federico Borromeo, durante un soggiorno a Roma. Il Borromeo lasciò per lungo tempo isolato il dipinto fra tutti quelli della sua collezione, perché nessun altro “raggiungeva la bellezza di questo e la sua incomparabile eccellenza”.

Pittore spagnolo. Prima ha addestrato con suo padre, Mateo Cerezo l'Anziano, pittore di immagini devozionali, e poi completato la sua formazione a Madrid, dove è arrivato c. 1654.

Pittore italiano, noto come "Michelangelo della Battaglia" per la sua predilezione per le scene di battaglia. Trascorse tutta la sua carriera a Roma, ma ebbe un considerevole contatto con i pittori del Nord; Pieter van Laer è un esponente italiano di bambocciate (piccole immagini, scene di vita bassa e piacevoli). Dipinse anche piccole opere religiose e mitologiche e nature morte.

Pittore italiano. Arrivò a Napoli circa il 1634, quasi certamente addestrato a Roma. È appartenuto ai molti seguaci di Pieter van Laer, un pittore olandese che lavora a Roma. Questo gruppo di pittore era conosciuto come il "Bamboccianti" dopo il soprannome o di Laer.

In origine lo stretto corridoio, detto dei Mori per la vicinanza con l'omonima stanza, era soltanto utilizzato come un passaggio sopraelevato, costruito per mettere in comunicazione il piano nobile di Corte Vecchia con il quattrocentesco palazzo della Domus Nova.

Pittore spagnolo. Nella sua giovinezza era un amico del figlio di El Greco, ma la sua arte si avvicina al percorso di Bassano e Ribalta. Chiaroscuro è l'elemento principale del suo stile, in particolare nei dipinti della sua maturità. Per la maggior parte della sua vita Orrente ha vissuto a Valencia e, infatti, è diventato membro della scuola valenciana. Ha dipinto numerose scene bibliche in cui i paesaggi hanno una certa importanza. Questi sono dominati dai toni marroni e rossi diffusi da Ribalta.

Mario dei Fiori (originariamente Mario Nuzzi), pittore italiano. È stato il primo e più famoso pittore romano specializzato in pezzi di fiori e uno dei soli quattro artisti ancora in vita inclusi da Leone Pascoli nella sua collezione di biografie degli artisti.

Pittore olandese di scene di genere e ritratti, attivo principalmente nel suo nativo di Amsterdam. La maggior parte dei suoi quadri dipingono i soldati, talvolta in azione, ma più di solito bere, giocare, o wooing.

Nel 1796 figura fra i dipinti della Galleria degli Uffizi, già con la corretta attribuzione a Honthorst; nel corso del XVIII si trovava nella villa di Poggio Imperiale e probabilmente era appartenuto a Cosimo II.

L’età rinascimentale fu caratterizzata da una conquista notevole per gli architetti: l’emancipazione dal ruolo di artigiani specializzati in lavori meccanici e il raggiungimento di una notevole considerazione intellettuale. A chi progettava non era più richiesta la sola esperienza di cantiere, ma anche una certa preparazione culturale, indispensabile per il conseguimento di risultati di ordine, decoro e simmetria pretesi dall’estetica dell’Umanesimo.

L’arte come propaganda religiosa. Dopo il Concilio di Trento (1545-1563) l’arte è sottoposta ad un diretto controllo da parte della Chiesa. Ad essa viene chiesto di educare il fedele sui temi religiosi.

In molte città dell’Italia meridionale lo stile barocco si è espresso con caratteri originali e fortemente suggestivi. Le aree di maggior diffusione furono la Puglia, la Sicilia e Napoli. Esse avevano in comune l’influenza politica e culturale della Spagna, dove l’arte barocca ebbe particolare fortuna. Rispetto allo stile affermatosi nell’Italia centro-settentrionale, esso si distingue per la ricchezza delle decorazioni, che spesso erano applicate su impianti architettonici squadrati e rigorosi.

Luca Ferrari (chiamata Luca da Reggio), pittore italiano. Le fonti sostengono di essere un allievo di Guido Reni, ma di giudicare dallo stile delle prime opere sopravvissute: il Miracolo di Giovanni Francesco Vincenzo e il Miracolo di Laura di Correggio (entrambi 1626-27, Reggio Emilia, Madonna della Ghiara), che non mostrano alcun effetto sull'influenza di Reni, avrebbe potuto addestrarsi nella sua città di origine a fianco degli artisti Leonello Spada, Alessandro Tiarini e Carlo Bononi, che negli anni 1610 e 1620 decoravano la basilica della Madonna della Ghiara.